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Pizzuti: «Il centro della città è malato, può essere curato solo dalla competenza»

GROSSETO – “Il centro storico di Grosseto è malato. Non può essere curato con interventi formali, episodici, a macchia di leopardo, se pur di qualità”, a dirlo Valerio Pizzuti, candidato sindaco dei Liberali, riformisti e socialisti.

“La questione urbana ha bisogno di un pensiero complesso e competente – prosegue -: significa dotarsi di un filtro di lettura che ci permetta di vedere la città e di agire sulle strutture, sull’hardware. L’hardware cambia la vita delle persone; contemporaneamente è indispensabile investire sulle risorse, le energie, le identità e i conflitti, cioè sul software della città. Soltanto la combinazione di hardware e software consente alla città di poter agire, trasformarsi e tenersi insieme.

Il museo delle Clarisse, la Chelliana, il giardino nell’area del vecchio Ospedale, ad esempio, sono stati tutti piccoli e importanti interventi parziali e non strategici di hardware (strutture) e in parte software (attività) perché mai accompagnati da un’idea d’insieme e neppure da una condivisione con chi abita o vorrebbe abitare il centro storico.

Non è concepibile e neppure produttivo come dimostra la realtà dei fatti, pensare al centro storico senza interconnetterlo con il resto della città. La città contemporanea scardina la concezione gerarchica del centro e della periferia, del prima e del dopo, del materiale e dell’immateriale.

E’ stridente, dunque, il metodo adottato da Antonfrancesco Vivarelli Colonna di tutelare il centro storico burocraticamente, realizzando iniziative spot e lasciando Grosseto fuori dal processo ormai diffuso in Italia di riprogettazione e rigenerazione urbana.
Noi vorremmo che nel centro (ma anche nel resto della città edificata) avvenisse realmente quel recupero urbanistico improntato alla riqualificazione e all’efficientamento energetico che sfruttando i contributi a disposizione dei cittadini far potrebbe ripartire l’area e produrre davvero quell’effetto volano sull’economia della città.

Il caso dell’ex Cinema Marraccini è emblematico. Non è stato recuperato a nulla perché affrontato come problema singolo. Cosa ne vogliamo fare? Nessuno ha risposto in questi cinque anni. Era un motore di vita per via Mazzini e per la città, un caso in cui hardware e software coincidevano, una struttura con i servizi “immateriali” che offriva. Oggi mancano entrambi e bisogna rendersene conto, non c’è solo una questione edilizia.

Un centro città che vive, avvicina la vita e l’entusiasmo di entrarci per vivere, al tempo stesso allontana chi ha bisogno del buio, del silenzio e del deserto attorno a sé. Così come le Mura Medicee che per vivere vanno recuperate alle attività.

L’analisi di ciò che manca e deve essere ripristinato non si risolve con le cooperative sociali che sistemano il verde, avremo un bel giardino per un po’, ma la sua manutenzione è strettamente legata all’uso di quegli spazi. Servono attività, servono imprenditori che investano e facciano nascere “divertimento controllato”, che creino iniziative destinate ai giovani che non hanno troppi spazi a loro dedicati”, conclude Pizzuti.

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