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Sei maremmano se dici: “Bada che popò di troiaio!”

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GROSSETO – Sei maremmano se dici: “Bada che popò di troiaio!”.

Troiaio è una parolaccia? In maremmano no. Si dice tranquillamente anche rivolgendosi ai bambini. Chi almeno una volta non si è sentito richiamare dai genitori o dai nonni per i troppi “troiai” che ingurgitava? “Ti si bacano i denti!”, era il finale minaccioso.

E troiaio è espressione usata anche per indicare una cosa fatta male: “Bada che troiaio hai fatto”, ci dicevano le mamme quando si faceva la lezione (i compiti a casa) con così tanta svogliatezza da riempire la pagina di cancellaticci. Sia chiaro: i troiai si fanno anche da grandi. A lavoro, in casa, nei rapporti con le persone.

A volte troiaio diventa aggettivo qualificativo di sé stessi o degli altri per squalificare o per pigliare in giro: “Gnamo troiaio!”, si dice a uno tendendo a prolungare la finale mentre camminando si guarda l’interessato e si va via.

Infine troiaio è sinonimo anche di sporco. “Bada che troiaio…”, dicevano le mamme o le nonne, imbufalite perché s’era versato il succo di frutta che a sua volta colava giù dal mobile di cucina. E c’era il caso concreto di rimedia’ anche un pattone messo bene.

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