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Sulle strade della Maremma: via don Minzoni

GROSSETO –  Terzo appuntamento con la nostra rubrica dal titolo “Sulle strade della Maremma”. L’intento è quello di conoscere i personaggi, locali, nazionali o internazionali, che hanno dato nome alle strade della nostra provincia. Oggi vi presentiamo la via grossetana Quintino Sella. L’invito a voi lettori è ad inviarci una foto (orizzontale) di una via che amate o che vi piace, con una breve descrizione sul nome e a chi è “dedicata”. Potete inviare tutto su whatsapp al numero 3345212000 oppure alla mail redazione@ilgiunco.net.

Via Don Minzoni (Grosseto):

Giovanni Minzoni, conosciuto da tutti come Don Minzoni, è stato un presbitero italiano medaglia d’argento al valor militare durante la prima Guerra mondiale come cappellano. Morì il 23 agosto 1923 dopo l’aggressione di un gruppo di fascisti che facevano parte della milizia di Italo Balbo, Giorgio Molinari e Vittore Casoni.

Fu colpito alle spalle, con sassi e bastoni sino a fratturargli la testa. Riuscì a rialzarsi ma cadde nuovamente a terra. Acvcompagnato a casa da alcuni parrocchiani morì nel suo letto per le ferite riportate. Alcuni giornali accusarono Balbo come mandante del pestaggio, ma il processo si risolse in un nulla di fatto, in un clima di intimidazione ai testimoni.

La “colpa” di don Minzoni era stata quella di essersi opposto al nascente partito fascista. Le posizioni cristiano-sociali vicine al partito popolare, lo portarono a mostrare la sua contrarietà e opposizione al nuovo regime. Fu vicino alle istanze dei lavoratori, che in quegli anni si andavano coagulando attorno alle nascenti Camere del Lavoro.

Si dedicò a tradurre in pratica i presupposti del cattolicesimo sociale, tanto nei confronti dei ragazzi quanto a beneficio delle classi lavoratrici. Promosse la costituzione di cooperative di ispirazione cattolica tra i braccianti e le operaie del laboratorio di maglieria. In ambito educativo promosse inoltre il doposcuola, il teatro parrocchiale, la biblioteca circolante, i circoli maschili e femminili. L’educazione dei giovani era al centro delle sue preoccupazioni pastorali. Fu fondatore di un gruppo Scout, una delle istituzioni che il fascismo contrastava per porsi come unico centro di educazione dei giovani.

Il fascismo provò a lusingarlo, per portarlo nel “proprio campo” ma don Minzoni rifiutò. Poco prima della morte scrisse: «A cuore aperto, con la preghiera che mai si spegnerà sul mio labbro per i miei persecutori, attendo la bufera, la persecuzione, forse la morte per il trionfo della causa di Cristo».

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