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Arci aderisce all’appello “Afghanistan: ponti aerei senza esclusioni”

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GROSSETO – La Presidenza di Arci Grosseto ha firmato l’appello lanciato al presidente del consiglio Mario Draghi per chiedere l’evacuazione immediata dall’Afghanistan senza esclusioni, accogliendo subito tutti quelli che scappano dai talebani: le donne single o sole con figli, le ragazze e persone Lgbt+, le persone anziane senza rete di protezione, le attiviste e attivisti per i diritti umani, le giornaliste e i giornalisti, gli insegnanti, gli studenti, le operatrici e gli operatori sanitari e sociali e chi ha lavorato in programmi umanitari e di sviluppo con le organizzazioni internazionali.

L’appello – disponibile all’indirizzo https://www.change.org/p/mario-draghi-afghanistan-ponti-aerei-senza-esclusioni – lanciato da organizzazioni della società civile, parlamentari, giornalisti, attivisti per i diritti umani, esprime un messaggio preciso: “È ora il momento di salvare le vite, con un’operazione di soccorso umanitario diretta, rapida e su larga scala per le persone a rischio in Afghanistan. È il tempo della solidarietà”.

«L’Arci – spiega Simone Ferretti, presidente Arci Comitato Territoriale Grosseto Aps – ha sostenuto le agenzie media indipendenti e le organizzazioni afgane per i diritti civili, attraverso un programma di cooperazione internazionale gestito da Arcs. Oggi la solidarietà e la richiesta di non lasciare sola la società civile in Afghanistan deve coniugare progetti di empowerment sociale, aiuto umanitario e accoglienza di chi è in fuga per salvare la propria vita e quella dei propri cari».

«Pensiamo sia indispensabile e urgente un piano di accoglienza europeo attivabile attraverso la direttiva n.55/2001 sulla protezione temporanea, che può essere approvata anche a maggioranza, e che il nostro Paese debba immediatamente programmare un aumento dell’accoglienza diffusa, ossia quella della rete Sai. Riteniamo importante inoltre che gli enti locali della nostra provincia aderiscano alla rete Sai (Sistema di Accoglienza e Integrazione), una rete virtuosa che al momento è formata da oltre 1.600 comuni in tutta Italia, rete che garantisce interventi di accoglienza integrata che, oltre ad assicurare servizi di vitto e alloggio, prevede in modo complementare anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico».

«Pensiamo altresì – conclude – si debba consentire di partire a tutte quelle persone che hanno già chiesto il visto dall’Afghanistan e che da più di un anno attendono una risposta dalle autorità competenti».

 

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