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Rave party abusivo: ecco perché non è stato ancora sgomberato

VALENTANO – In molti si stanno chiedendo perché il rave party in corso a Valentano (Viterbo), al confine con la provincia di Grosseto, non venga sgomberato. A spiegarlo sono i vertici della Polizia.

«Lo sgombero è impossibile, ci siamo trovati una colonna di tir già nel campo. Ci sono migliaia di partecipanti su un’estensione di circa 30 ettari», spiega il questore di Viterbo, Giancarlo Sant’Elia, a La Repubblica.

Le prime segnalazioni sono arrivate nel cuore della notte tra il 13 e il 14 agosto, prosegue Sant’Elia, e quando la Polizia è giunta sul posto,  i partecipanti stavano già allestendo gli impianti. Così la Questura ha aperto una trattativa con gli organizzatori, che ha ricevuto l’appoggio del Viminale, per chiudere la questione nel modo più indolore possibile.

D’accordo con il questore viterbese anche il portavoce dell’Associazione nazionale funzionari di Polizia (Anfp), Girolamo Lacquaniti, che sulla situazione afferma, come si legge su Fanpage: «Chi oggi grida allo scandalo e sollecita interventi coatti, sappia che sta insistendo su una soluzione dove la possibilità di avere feriti gravi o eventi letali è una concreta probabilità. Per questo, il nostro giudizio sull’operato del questore è assolutamente positivo. Siamo consapevoli che le immagini di Viterbo appaiono uno schiaffo alla situazione che viviamo tutti, ma, sotto il profilo tecnico operativo è giusto sottolineare che altre soluzioni contengono concreti rischi di danni molto peggiori. L’azione di persuasione dell’Autorità di Pubblica Sicurezza ha portato, ad oggi, all’allontanamento dall’area di circa 1.500 soggetti».

«Il terreno privato (non pubblico), oltre ad essere particolarmente vasto – sottolinea il portavoce dell’Anfp -, è stato occupato da decine di tir e vede la presenza di migliaia di persone. In più è presente vegetazione secca, facilmente infiammabile. In uno scenario di questo tipo l’intervento prevedrebbe un uso della forza che dovrebbe tenere conto dei rischi connessi al movimento di mezzi pesanti tra la folla. In più l’uso dei lacrimogeni rischia d’innescare incendi con esiti drammatici».

Sulla stessa linea Fabio Conestà, segretario generale del Movimento sindacale autonomo di polizia (Mosap). «Le strade da intraprendere erano solo due a fronte dell’improvvisa “invasione” di ferragosto che ha visto anche una vittima e una giovane donna grave in terapia intensiva- spiega il segretario del Mosap, come si legge su Tuscia Web -: usare la forza o usare la testa. Il questore di Viterbo, Giancarlo Sant’Elia, ha scelto di usare la testa e mediare con gli organizzatori del rave party, non facendo mancare presidi di uomini e mezzi atti a garantire che più nessuno si aggreghi ai luoghi e a scongiurare disordini. Crediamo che quella del questore sia stata una scelta responsabile che, oltre a limitare i danni e problemi di ordine pubblico, ha già dato i suoi frutti in quanto gli organizzatori lasceranno l’area prima del previsto e molti dei partecipanti sono già andati via».

«Ovviamente – conclude Conestà – se avessimo avuto più uomini e mezzi a disposizione, le cose sarebbero andate diversamente. Oggi è toccato a Viterbo, domani potrebbe succedere ovunque e se il Governo non investe sul capitale umano, le cose saranno sempre più difficili da gestire e i poliziotti anziché mediare potrebbero finire sotto ricatto da parte di chi non rispetta le regole. Si parta da questo episodio per prevenirne altri, assumendo uomini ed investendo sugli equipaggiamenti. Abbiamo graduatorie bloccate, giovani con un sogno lasciati nel limbo a causa di cavilli assurdi. Si favorisca lo scorrimento delle graduatorie».

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