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Inizia la settimana del Green Pass: dubbi e timori per «l’ennesima regola all’italiana» fotogallery

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GROSSETO – Inizia oggi il contro alla rovescia per l’introduzione del green pass, la certificazione verde che permetterà l’accesso a tutta una serie di attività pensata come misura di contenimento del contagio da coronavirus.  Stiamo parlando dell’ingresso nei ristoranti al chiuso, nelle palestre, nei centri benessere, negli stadi, nei cinema e nei teatri, ma anche nelle sagre, nelle fiere e nelle feste di paese.

Una rivoluzione che da venerdì 6 agosto interesserà tutta l’Italie e che è destinata a durare per mesi e forse, a breve anche a rafforzarsi. A pochi giorni dall’entrata in vigore infatti si parla già di estendere il green pass anche ai trasporti e in particolare ai voli aerei, ai tragitti in nave e traghetti e nei viaggi in treno a lunga percorrenza. Insomma il green pass farà sempre più parte delle nostre vite almeno nei prossimi mesi.

E a preoccupare di più in questo momento sono i problemi legati all’applicazione della nuova disciplina del green pass nei ristoranti. Preoccupa sopratutto perché i ristoranti vengono frequentati quotidianamente e andare a pranzo o cena fuori, sopratutto dopo le restrizioni dei mesi più bui della pandemia, è una delle attività preferite dagli italiane se si parla di tempo libero e non solo.

«Questa – ci spiega Leonardo Peccianti, ristoratore grossetano che ha un locale nel centro della città, La Locanda dei Medici, – è l’ennesima “cavolata” all’italiana. Ci obbligano a farlo e ci tocca farlo perché non possiamo non lavorare. Non solo, ma sarà anche una grande perdita di tempo per noi».

Ma cosa dovranno fare i ristoratori da venerdì prossimo? «Noi dovremo controllare tutti i clienti che arrivano nel nostro ristorante se sono in regola con il green pass, ma certo non possiamo chiedere loro i documenti di identità. Quindi potrà succedere che un cliente entri con un green pass di un’altra persona e noi non potremo saperlo».

Controlli simili saranno fatti anche ai concerti o negli aeroporti, ma certo il tipo di organizzazione non è paragonabile a quello di un ristorante. «Negli aeroporti il personale è formato per controllare documenti e carte d’imbarco e potrà facilmente controllare anche i green pass. Noi invece dovremmo tenere una persona in più a fare questo lavoro di controllo e questo ci creerà problemi di tempo e di costi».

«Quello che ci preoccupa – aggiunge Peccianti – è anche il rapporto con la nostra clientela: molte famiglie hanno figli nella fascia 12 18 anni e come sappiamo ancora inn questa fascia d’età i vaccinati sono pochissimi. Il rischio è che se le famiglie vogliono stare insieme quando escono a mangiare, rinuncino ai ristoranti al chiuso. Così saremo un’altra volta penalizzati dopo tutto quello che è successo in questo 2021».

Insomma tanti dubbi e tanti timori per una situazione che è destinata a cambiare abitudini e comportamenti. Ma quale potrebbe essere una soluzione che garantisca il rispetto della nuova normativa sul green pass senza aggravare il lavoro dei ristoratori?

«I clienti – ci spiega Peccianti – potrebbe firmare un’autocertificazione nella quale dichiarano se sono in regola o neo con il green pass. In questo modo ognuno si assumerebbe le sue responsabilità e si eviterebbero discussioni e anche perdite di tempo».

Nei prossimi giorni dovrebbero arrivare anche delle linee guida sull’applicazione di queste nuove disposizioni. Intanto ricordiamo a tutti come di ottiene il green pass e a cosa serve:

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