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Lavoro in agricoltura, la Cgil avverte: «C’è bisogno di controlli e verifiche, troppo contratti a termine»

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GROSSETO –  «A Grosseto – spiega Pierpaolo Micci, segretario della Fla Cgil – sin dal luglio 2019 è attiva la sezione territoriale della “Rete del lavoro agricolo di qualità”, un network composto da aziende agricole, cooperative, soggetti istituzionali, sindacati dei lavoratori e associazioni datoriali che promuovono la buona occupazione in agricoltura nel rispetto di contratti collettivi, territoriali e aziendali, e degli adempimenti fiscali e sulla sicurezza sul lavoro.

Di questa rete fanno parte ad oggi in provincia di Grosseto 30 aziende grandi e piccole: dalle Cantine cooperative del Morellino di Scansano e Pitigliano alla società Sfera Agricola, dalle cooperative agricole Pomonte, San Rocco, Sapori di Maremma e Silva, alle aziende agricole Razza del Casalone, Moris Farm, Il Cicalino, Casal di Pari, Diaccialone, La Castellaccia, Erik Banti e Fattoria Mantellassi, solo per citarne alcune.

Per comune decisone dei promotori della Rete, la sua sede è stata istituita presso la Prefettura di Grosseto, che rappresenta lo Stato nel territorio. L’obiettivo condiviso è sempre stata la lotta a ogni forma di abuso e di sfruttamento nel settore agricolo, mettendo a punto strumenti per prevenire e combattere l’interposizione illegale di manodopera.

A questo proposito – chiarisce Micci – la cabina di regia di mercoledì scorso ha analizzato i dati dell’occupazione in agricoltura, verificando che a fronte di 11mila aziende agricole iscritte alla Camera di commercio, oltre l’80 per cento degli addetti – 8.647 persone stando all’Inps – lavora con contratti a tempo determinato, prevalentemente a chiamata. L’anno scorso gli avviamenti al lavoro in agricoltura, infatti, sono stati in tutto 12.500, corrispondenti a un quarto degli avviamenti totali. Il lavoro stagionale agricolo, peraltro, nonostante l’elevato numero di addetti che coinvolge, ha un valore aggiunto pro-capite (e un livello di retribuzioni) piuttosto basso, per cui contribuisce al Pil complessivo con una quota minore di altri settori a più bassa intensità di lavoro.

Partendo da questi dati oggettivi – e considerato che il prefetto Marsilio ha sottolineato che gli avvii registrati nell’anno all’ufficio di “massima occupazione” non passano dal collocamento – come Cgil abbiamo fatto notare che vanno individuati strumenti più efficaci che monitorino l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro, e contribuiscano a verificare il rispetto dei contratti collettivi.

Un primo passo è stato compiuto dopo la chiusura del contratto provinciale avvenuto lo scorso 15 aprile, con la prossima attivazione dell’Ente bilaterale agricolo provinciale (finanziato come per il Fimav dai versamenti di operai ed imprese), che oltre ad offrire le coperture assistenziali si occupi anche dello sviluppo di politiche attive di settore.

Altri Enti bilaterali, infatti – come quello del Turismo e del Commercio – organizzano occasioni d’incrocio tra domanda e offerta di lavoro, in cui le aziende esaminano ed intervistano migliaia di lavoratori, per organizzare la stagione turistica.  Anche in piena pandemia, peraltro, la Borsa lavoro è andata avanti in modalità virtuale, garantendo la forza lavoro per la prossima stagione.

Naturalmente i dati delle assunzioni vanno poi incrociati col Centro per l’impiego, per verificare se al personale assunto viene applicato il contratto collettivo nazionale di categoria e quelli di secondo livello. La cooperazione tra queste due modalità di verifica, potrebbe non solo togliere terreno al caporalato, ma verificare se i contratti applicati ai lavoratori e relativi salari, sono quelli corretti o no. Verifiche che a loro volta devono poi essere passate al setaccio dal sistema congiunto Inps/Ispettorato del lavoro, per segnalare e controllare le realtà che abusano dei lavoratori.

Come Cgil riconosciamo che su queste basi anche le parti datoriali sono disponibili al confronto, e lo apprezziamo in segno di trasparenza e correttezza. Il nostro auspicio a questo punto è che al più presto si traduca in qualcosa di utile per tutti».

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