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«Abbiamo aperto le porte di casa e del cuore» il racconto di una famiglia affidataria

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GROSSETO – “Riccardo ha portato tanta nuova energia, allegria e amore”. Riccardo (nome di fantasia) è un bambino di due anni e mezzo che circa 18 mesi fa è entrato nella famiglia di Carlo e Francesca (anche questi nomi di fantasia, a tutela della privacy delle persone coinvolte) attraverso un affidamento familiare.

“Ci siamo avvicinati all’esperienza dell’affidamento un po’ per caso – dice Francesca – con l’idea di poter aiutare un bambino e la sua famiglia di origine e di farlo aprendo le porte”. Della loro casa e, soprattutto, del loro cuore. Carlo e Francesca sono due professionisti, con due figli adolescenti.

L’affidamento familiare che stanno vivendo è di tipo consensuale, caratterizzato dal fatto che la famiglia di origine del bambino, consapevole di trovarsi in una situazione di difficoltà, ha chiesto aiuto e ha accettato di affidare, per un periodo di tempo, il piccolo alle cure di un altro nucleo.

A sostenere le persone coinvolte in questo percorso, ci sono i professionisti del Centro affidi del Coeso, un gruppo di operatori (assistente sociale, psicologa, pedagogista, consulente familiare) che, oltre a valutare le famiglie che si rendono disponibili all’affido e cercare di individuare le situazioni più adatte ai minori che hanno bisogno di essere accolti, affianca tutte le persone coinvolte nel percorso, per tutto il tempo dell’affidamento.

“Quando ci si avvicina a questa esperienza – dice Francesca – bisogna imparare a cambiare prospettiva: spesso si dice che si ‘prende’ un bambino in affido, ma questa terminologia porta ad avere un’idea sbagliata di ciò che si sta per vivere: se ‘prendo’ implicitamente penso a un legame di possesso e, di conseguenza, è facile pensare al momento in cui qualcun altro mi ‘porterà via’ il bambino”.

Una delle domande che più spesso Francesca e Carlo si sentono porre da amici e conoscenti, infatti, è quella relativa a cosa accadrà quando Riccardo tornerà nella sua famiglia di origine. “Sappiamo bene che questo momento può arrivare e quando arriverà starà a significare che la madre naturale di Riccardo ha superato le sue problematiche. Stiamo crescendo insieme e costruendo in parallelo con la famiglia di origine”. Questo significa creare un legame importante, che può rappresentare per il bambino un elemento di stabilità, che persiste spesso tutta la vita.

Negli affidamenti familiari si tende a mantenere il legame con la famiglia di origine e questo è anche il caso di Riccardo che vede costantemente la madre e passa del tempo con lei. “Ci sentiamo quotidianamente, le inviamo foto, la aggiorniamo ed è quindi una presenza continua nella vita del bambino”, dice Francesca. Inoltre, fanno attività insieme: “Trascorriamo tutti insieme il Natale e altre feste – continua – e per noi è stato naturale ‘accogliere’ in un certo senso anche la mamma di Riccardo nella nostra vita, per mantenere la loro relazione”.

Riccardo ha due mamme e, con grande naturalezza, a volte se ne vanta con altri bambini. Ma non in tutte le situazioni di affidamento si crea una relazione così stretta anche con la famiglia di origine: “Non è sempre facile – dice Francesca – anche perché i genitori naturali hanno delle difficoltà che si possono ripercuotere nelle relazioni con gli altri, ma crediamo che comunque sia una ricchezza per tutti”.

Anche per i figli di Carlo e Francesca, che hanno partecipato alla decisione dei genitori di intraprendere questo percorso e che hanno reagito, inizialmente, in modo diversi: il figlio più piccolo è stato fin da subito entusiasta, ha immediatamente creato un’alchimia con il bambino, mentre il più grande, per un certo periodo, ha avuto paura di farsi troppo coinvolgere. “Temeva il momento in cui Riccardo potrà andarsene – raccontano i genitori – e questo pensiero lo ha preoccupato fino a quando non ha capito che il legame che hanno creato tra loro rimarrà comunque”.

Con i “fratelli affidatari” Riccardo gioca e, in questi giorni, fa il bagno in mare e pesca. Coinvolge tutti nelle sue scorribande in bicicletta, in cui ha da poco imparato ad andare. “Diciamo che oltre a darci tanta vitalità ci permette anche di tenerci in forma”, scherzano Francesca e Carlo che sottolineano come, con questa esperienza non si dà solo tanto agli altri, ma si raccoglie e si cresce.

“Ci vuole un pizzico di sana incoscienza per decidere di intraprendere questo percorso di accoglienza – dice Carlo –. È una decisione che in parte devi prendere ‘di pancia’, perché se cominci a ragionare in termini di ‘pro’ e ‘contro’ puoi trovare centinaia di controindicazioni. Soprattutto perché i lati positivi, che esistono e sono davvero molti, ancora non puoi conoscerli”. E nella storia di Riccardo, Carlo e Francesca, i lati positivi arrivano da piccoli, ma grandissimi, risultati quotidiani: “Sono le espressioni che leggi ogni giorno sul suo viso, quegli occhi che hanno preso vita, la sicurezza con cui impara a manifestare le proprie emozioni e il proprio carattere, la testardaggine con cui porta avanti le sue idee, la sua spontaneità. È la sensazione di sentirsi parte di una comunità, perché condividere una parte della tua vita con una famiglia a te sconosciuta, ci ha ricordato il senso di vivere in una comunità e la prova che si possono creare legami, anche quando niente ti lega all’altro”, concludono Carlo e Francesca.

Per avere informazioni sull’affidamento familiare, che può essere effettuato anche da persone singole e può essere a tempo pieno o parziale, e sulle varie tipologie di affido è possibile rivolgersi al Centro affidi del Coeso Società della Salute: tel. 0564 439276, email a centroaffidi@coesoareagr.it.

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