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“Eutanasia legale”, al via la raccolta firme: «Liberi fino alla fine» fotogallery

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GROSSETO – E’ stata lanciata stamani a Grosseto la campagna di raccolta firme per l'”eutanasia legale”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, da Timo Christian Heinzmann, referente locale associazione, e Ginevra Detti, coordinatrice regionale per la campagna. L’obiettivo della campagna è la parziale abrogazione dell’articolo 579 del codice penale, che riguarda l’«omicidio del consenziente».

«Per poter dare la parola ai cittadini sull’eutanasia, dobbiamo raccogliere 500.000 firme in tutta Italia entro il 30 settembre 2021», spiega l’associazione.

«Ogni giorno, ci sono malati terminali che si suicidano nelle condizioni più terribili – prosegue -. Sono persone alle quali la legge italiana nega la possibilità di essere accompagnati alla fine della vita senza soffrire, condannando al carcere chi li aiuta. Sono centinaia gli italiani che vanno in Svizzera per ottenere il suicidio assistito, affrontando costi proibitivi e l’umiliazione dell’esilio per poter morire. Il diritto a scegliere è limitato a chi ha accesso alle informazioni e alle risorse economiche. Come per l’aborto, anche per l’eutanasia legalizzare significa governare una realtà socia invece di lasciare campo libero ad abusi, violenze e disperazione».

«Era il dicembre 2006 – vanno avanti i promotori – quando il presidente dell’Associazione Luca Coscioni Piergiorgio Welby ottenne il nostro aiuto per distaccare il respiratore. Nel 2012 lanciamo la campagna Eutanasia Legale, Nel settembre 2013, grazie a centinaia di attivisti, depositiamo alla Camera dei Deputati oltre 67.000 firme su una legge d’iniziativa popolare. Il 10 dicembre 2014, Giornata mondiale per i Diritti Umani, lanciamo un videoappello al Parlamento, con 70 malati e personalità, perché “il Parlamento si faccia vivo” sul diritto a morire. Finalmente, nel marzo 2016, per la prima volta nella storia della Repubblica, il Parlamento ha avviato la discussione. Il prossimo passo è ottenere una buona legge. Nel febbraio 2018 la Corte di Assise di Milano, nel giudicare Marco Cappato per aver aiutato Dj Fabo, ha chiesto alla Corte costituzionale di esprimersi circa la costituzionalità delle norme che puniscono l’aiuto al suicidio».

“Volete voi che sia abrogato l’art. 579 del codice penale (omicidio del consenziente) approvato con regio decreto 19 ottobre 1930, n. 1398, comma 1 limitatamente alle seguenti parole «la reclusione da sei a quindici anni.»; comma 2 integralmente; comma 3 limitatamente alle seguenti parole «Si applicano»?”, chiede il quesito referendario, promosso dall’Associazione Luca Coscioni.

L’articolo del codice penale sarebbe così modificato:

Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni. Non si applicano le aggravanti indicate nell’articolo 61. Si applicano le disposizioni relative all’omicidio [575-577] se il fatto è commesso:

  1. Contro una persona minore degli anni diciotto;
  2. Contro una persona inferma di mente, o che si trova in condizioni di deficienza psichica, per un’altra infermità o per l’abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti;
  3. Contro una persona il cui consenso sia stato dal colpevole estorto con violenza, minaccia o suggestione, ovvero carpito con inganno [613 2].

Sarà possibile firmare al Comune di Grosseto, nonché presso l’Urp del Comune di Follonica.

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