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Ve lo racconto io Castiglione: ricordi di paese e di mare. Le estati attorno al jukebox

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA – Sono i particolari che fanno le differenze. È proprio ciò che mi sono detto guardando una bellissima foto del lungomare di Castiglione della Pescaia dove c’è scritto “notate differenze dopo 53 anni circa?”. Le differenze ci sono: sono particolari, piccole cose, sono bazzecole, quisquilie ma ci sono.

Immutata la bellezza del luogo, via Roma, con il suo mare. Le tamerici sono però rigogliose e le aiuole piene di vegetazione ben curata.
I lampioni sono di quelli che non si usano più ma hanno il loro fascino a guardarli bene… Si vedono i muretti e le colonne tipici delle “porte a mare”, dove da ragazzi sedevamo o ci appoggiavamo, in posa per una foto. Ogni “tot” metri un accesso alla spiaggia da quelle porte un po’ liberty. Il mare si scorge da ogni punto della strada ed è fantastico. Le case che costeggiano il lungomare sembrano più defilate, con la vegetazione che le nasconde un po’.

Le strutture degli stabilimenti balneari sono di legno, non mi pare ci siano opere in muratura. Vedo in lontananza la sagoma del bar La Conchiglia con sopra la terrazza che era ancora tale. Non ci sono panchine, e gli ombrelloni sulla spiaggia sono uno diverso dall’altro. Le nuvole mi danno l’idea di una giornata di scirocco. Se dovessi esprimere un’opinione, e lo voglio fare, direi che è un’immagine piena di fascino, accattivante e coinvolgente.

Se chiudo gli occhi, vedo in quel lungomare tante ragazzine e ragazzini in bicicletta e donne ben vestite, eleganti, che passeggiano, senza eccessi, senza baccano. Qualche giovanotto che con lo sguardo cerca d’attirare l’attenzione di una ragazza. I bagnini un po’ grassottelli con la loro maglietta rossa e il fischio attaccato al collo con un cordino, pronti a redarguire chi non rispetta i segnali delle bandierine issate sui pennoni. E poi intravedo tutte quelle persone che oggi non ci sono più, persone che hanno potuto comunque godere di quella meraviglia. Ma sicuramente è perché ho già una certa età!

Nei juke box Aquarius: When the Moon is in the Seventh House, cominciava così, e ragazze e ragazzi seduti intorno ad uno dei tavolini tondi con sopra il posacenere colmo di mozziconi intonavamo la canzone del momento. La musica usciva dal jukebox dove qualcuno si attardava a leggere quale fosse la combinazione di lettere e numeri per far suonare la canzone prescelta.

Potevamo essere indifferentemente da Brotto, al Faro o da Iride ma la scena era la stessa. Ragazze e ragazzi, con gli occhi gonfi di speranza, che si cercavano in quei pomeriggi estivi, assolati e caldissimi.

And Jupiter aligns with Mars, continuava la canzone e molti di noi immaginavano traduzioni improbabili e tenere del testo. Poi il refrain, This is the dawning of the age of Aquarius e le voci prima timidamente sommesse, esplodevano in un canto comune, liberatorio ed evocativo.
La nostra gioventù faceva rimbalzare nei corpi quantità inimmaginabili di ormoni che mitigavamo con la partecipazione comune al canto di quel refrain.

Qualcuno azzardava ad un passo di danza e faceva cenno agli altri di seguirlo nel movimento. Piano piano ci alzavamo quasi tutti e ci ritrovavamo magicamente avvinghiati nel ballo proprio con le persone che desideravamo stringere, senza dire una parola. Mano nella mano, guancia a guancia mentre il braccio del jukebox pescava il quarantacinque giri per far suonare la  canzone successiva, forse più adatta al momento di tenerezza in atto.

Ed era la volta dei Camaleonti con “l’ora dell’amore” a fare da cornice a quegli sguardi, quelle piccole carezze scambiate durante il ballo. Polo e blue-jeans per i ragazzi e camicette appena sbottonate e gonne o pantaloni per le ragazze erano le divise, tutte uguali e nello stesso tempo tutte diverse impreziosite dai sorrisi e dagli ammiccamenti, quasi senza parole ma con gesti affettuosi e contagianti.

Poi l’arrivo di qualche altra persona rompeva l’incantesimo e ci ritrovavamo di nuovo seduti intorno a quel tavolo con il posacenere ancora colmo di cicche e con qualcuno che intorno al jukebox provava a trovare la canzone giusta poter ricreare quella magica atmosfera.

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