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Strage di Niccioleta: alla commemorazione anche i ragazzi della comunità Don Luigi Rossi

Domenica 13 giugno, alle ore 10.30 in piazza del Minatore, leggeranno i nomi degli 83 minatori uccisi nel 1944 dalle truppe nazifasciste

MASSA MARITTIMA – Si chiama Resis-Tiamo il progetto che ha coinvolto i ragazzi della comunità educativa Don Luigi Rossi di Massa Marittima, insieme ai loro compagni di classe, in una serie di toccanti incontri con i testimoni della Resistenza.

Un progetto che ha dato la possibilità a questi giovani di percepire dalla voce dei deportati della strage di Niccioleta il senso profondo delle parole democrazia e libertà.

I testimoni che si sono confrontati con i ragazzi sono: Siliano Sozzi e Mario Fatarella, Massimo Sozzi, figlio di Siliano e Nadia Pagni, presidente della sezione Anpi di Massa Marittima.

A completare questa esperienza è la partecipazione dei giovani della comunità educativa don Luigi Rossi alla commemorazione dell’eccidio di Niccioleta, in programma domenica 13 giugno, alle 10 e 30 a Niccioleta, in piazza del Minatore. A loro spetterà la lettura dei nomi degli 83 minatori che furono barbaramente uccisi nel 1944 dalle truppe nazifasciste.

Il progetto Resis-Tiamo è nato quasi per caso da una telefonata intercorsa tra Gaia Fusini, responsabile della comunità educativa Don Luigi Rossi e Irene Marconi, assessore alla cultura del Comune di Massa Marittima, unite da una grande passione per l’educazione, la storia e la Resistenza. La comunità Don Luigi Rossi e il Comune hanno collaborato per trasformare in poco tempo un’idea in progetto, coinvolgendo l’Anpi che lo ha reso fattibile.

«Gli incontri hanno dato vita ad un percorso ricco di stimoli – commenta Irene Marconi, assessore alla cultura del Comune di Massa Marittima – che abbiamo idealmente chiamato il viaggio verso Niccioleta, in quanto ha consentito a questi ragazzi di acquisire elementi lungo il tragitto, per vivere la commemorazione dell’eccidio con una maggiore consapevolezza. Il racconto della strage nelle parole di Siliano Sozzi parte dai suoni e dai rumori del villaggio e termina con il silenzio profondo e pesante dei lunghi anni di lutto e solitudine del dopoguerra. Abbiamo incontrato dei giovani attenti, curiosi, interessati, partecipi ed emozionati. Sono convinta che questo progetto ci ha consentito di mettere a dimora tanti piccoli semi di libertà e democrazia».

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