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Chicche di Maremma – Una vita tra esili e miracoli: l’incredibile storia di san Cerbone

MASSA MARITTIMA – Una vita al limite del surreale, una vita il cui racconto è spesso intrisa di leggende: non una vita come tante, ma una vita segnata da esili e miracoli. Quella che state per leggere è la straordinaria storia di un patrono di Maremma, la storia del patrono di Massa Marittima, san Cerbone.

Poco si sa della sua nascita: quel che è certo è che san Cerbone nacque nel VI secolo dopo Cristo, probabilmente in nord Africa. Fin da subito la sua vita venne segnata dagli esili: di fede cristiana, fu costretto – così racconta la leggenda – alla fuga dalla sua terra perché perseguitato dai Vandali, che all’epoca dominavano il Nord Africa. Con lui, il suo maestro, san Regolo, con il quale, dopo una tempesta, approdò lungo le coste maremmane.

Qui condussero una vita eremitica, finché una tragica vicenda non turbò il loro ritiro: durante la guerra greco-gotica, che opponeva i bizantini cristiani al paganesimo dei goti, Regolo fu imprigionato e decapitato con l’accusa di aver favorito i bizantini.

Dopo la morte di Regolo, Cerbone si trasferì a Populonia, della cui diocesi è erede Massa Marittima. Alla morte del vescovo Fiorenzo, i cittadini e i chierici vollero Cerbone come nuovo vescovo. Dopo varie reticenze, egli accettò la Cattedra episcopale.

Massa marittima
La cattedrale di san Cerbone di Massa Marittima

Ma san Cerbone, per gli abitanti del territorio, celebrava la messa troppo presto: il vescovo, infatti, era solito dire la messa all’alba. Il popolo, dunque, decise di rivolgersi a papa Virgilio, che inviò subito i suoi legati per prelevare Cerbone e condurlo da lui.

E’ qui che inizia la storia che porterà alla sua beatificazione: lungo il viaggio, infatti, Cerbone fu protagonista di ben due miracoli. Il primo fu quello delle cerve: san Cerbone, vedendo i legati pontifici particolarmente sfiniti dal cammino e morenti di sete, trovò due cerve e, con meraviglia di tutti, le munse, così da dissetarli e rimetterli in forze.

Una volta arrivati in Vaticano, gli inviati papali, andati ad annunciare l’imminente arrivo di Cerbone al pontefice, narrarono quanto aveva fatto durante il viaggio. Ammirato da quanto raccontato, papa Virgilio gli corse incontro. Fu in questa occasione che Cerbone manifestò un altro prodigio: incontrate delle oche selvatiche, fece su di loro il segno della croce recitando: “Non abbiate facoltà del Signore di volare in altro luogo, finché non sarete venute con me alla presenza del signor papa”. E così fu: le oche lo accompagnarono e vennero offerte come piccoli doni della Chiesa di Populonia. Solo quando Cerbone fece il segno della croce su di loro per licenziarle, le oche si innalzarono in aria e volarono via. Le oche sono così diventate il simbolo identificativo del patrono di Massa Marittima, accompagnandolo nelle raffigurazioni iconografiche.

Il sarcofago di San Cerbone
Il sarcofago di San Cerbone

La leggenda prosegue, narrando che il papa chiese al santo di partecipare ad una sua messa all’alba. Poté così assistere al miracolo del coro angelico, levatosi melodioso al momento dell’eucarestia. Concesse così a Cerbone la possibilità di continuare a dire messa la mattina presto.

Una volta tornato in Maremma, come era già successo al suo maestro Regolo, anche Cerbone venne accusato di proteggere i bizantini, e il re dei goti, Totila, famoso per la sua crudeltà, comandò che il santo venisse condotto nel bosco e dato in pasto ad un orso. L’animale, alla sua vista, invece di assalirlo piegò il collo e, con la testa umilmente abbassata, iniziò a leccare i piedi di Cerbone. Totila, presente a quella che doveva essere una feroce esecuzione, dispose l’immediata liberazione del santo.

Nel 573 l’arrivo dei Longobardi sconvolse nuovamente la diocesi: Cerbone e il suo clero si rifugiarono sull’Isola d’Elba, controllata dai bizantini.

Nell’ottobre del 575, vicino alla morte, come ultimo desiderio il santo chiese di essere sepolto in una chiesetta del Golfo di Baratti, sotto Populonia. Al timore espresso dai suoi seguaci di incontrare i soldati longobardi, Cerbone li rassicurò dicendo loro di andare tranquilli poiché nulla potrà capitargli.

E’ così che si assiste al suo ultimo miracolo. Non appena la barca con le spoglie di Cerbone si avvicinò alla costa di Populonia, il cielo diventò nero e scoppiò un’improvvisa burrasca che aiutò il gruppo ad approdare nel golfo di Baratti senza possibilità di essere visto. Non solo: nonostante la forte pioggia, sulla barca non cadde nemmeno una goccia d’acqua. Protetti anche da una fitta nebbia, i fedeli raggiunsero la chiesetta senza problemi, seppellirono il corpo di san Cerbone e se ne tornano all’Elba, navigando su un mare piatto come una tavola.

Il corpo di san Cerbone venne trasferito nella cattedrale di Massa Marittima, a cui è dedicata, quando questa fu scelta come nuova sede della diocesi. Il patrono massetano è festeggiato il 10 ottobre, giorno della sua morte. Sull’architrave della cattedrale sono scolpiti cinque episodi della vita del santo.

Storie di San Cerbone
Particolare del portale della facciata, Storie di san Cerbone

 

 

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