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Ddl Zan: cosa è? Tutto quello che c’è da sapere sul disegno di legge contro l’omotransfobia

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Ddl Zan: cosa è? Tutto quello che c’è da sapere sul disegno di legge contro l’omotransfobia
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GROSSETO – Che Fedez portasse il ddl Zan sul palco del Primo maggio non era di certo una cosa inaspettata: da settimane il rapper aveva fatto del disegno di legge sulla omotransfobia la sua bandiera, dando vita ad una campagna di sensibilizzazione a suon di tweet e di video su Instagram, ben presto sfociata in una catena senza fine di adesioni da parte di personaggi dello spettacolo e non solo. Quante mani con su scritto “Ddl Zan” hanno trovato spazio sulle bacheche dei nostri profili social nei giorni scorsi? Tantissime, innumerevoli. E quanti #ddlzan? Forse anche di più.

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E bene, sabato, dal palco del Concertone Fedez ha fatto quanto già era stato annunciato: ha usato un’arena pubblica per esprimere il suo pensiero e per cercar di far arrivare un messaggio ad una platea quanto più larga possibile per sensibilizzare, ancora una volta, gli italiani su una proposta di legge definita dalla maggior parte degli esponenti politici del centrodestra italiano “un provvedimento non prioritario”.

 

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“Qualcuno come Ostellari – dice Fedez dal palco del Concerto del Primo maggio – ha detto che ci sono altre priorità in questo momento di pandemia rispetto al ddl Zan. E allora vediamole queste priorità: il Senato non ha avuto tempo per il ddl Zan perché doveva discutere l’etichettatura del vino, la riorganizzazione del Coni, l’indennità di bilinguismo ai poliziotti di Bolzano e per non farsi mancare niente il reintegro del vitalizio di Formigoni”.

Ma chi è Ostellari? Per quanti non lo sapessero,  Andrea Ostellari è il presidente della Commissione Giustizia in quota Lega che nelle settimane scorse ha bloccato la discussione del testo del disegno di legge contro l’omotransfobia (o legge Zan, dal cognome del relatore Alessandro Zan)  in Senato – già approvato dalla Camera nel novembre 2020 – perché, a suo dire, “questa legge non è una priorità per l’esecutivo”.

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Il 28 aprile scorso, alla fine, la decisione sulla calendarizzazione del provvedimento è stata messa al voto della Commissione Giustizia (che conta 25 membri): con un piccolo scarto, i 13 senatori di Pd, M5s, Leu e Italia viva hanno avuto la meglio sugli undici del centrodestra, che hanno votato contro.

Le forze politiche che sostengono la proposta di legge hanno salutato la notizia con soddisfazione. In realtà, per quanto sia fondamentale la calendarizzazione nell’iter di discussione e approvazione parlamentare di una legge, il ddl Zan ha davanti a sé un percorso potenzialmente ancora molto travagliato.

Dopo lunghi tira e molla, la relazione di avvio lavori è attesa per giovedì 6 maggio, con il senatore leghista Andrea Ostellari che, in quanto presidente della commissione Giustizia a palazzo Madama, ha deciso di trattenere la delega come relatore unico. Un relatore, volendo, ha a disposizione diversi strumenti per fare ostruzionismo al testo di cui si deve occupare. Certo, come vuole il sistema dei pesi e contrappesi del metodo democratico, i suoi poteri non sono illimitati. Su tutti i passaggi fondamentali, infatti, la commissione può accogliere o respingere le sue proposte. Tuttavia, il relatore ha la responsabilità di dare impulso ai lavori della commissione sul “suo” disegno di legge. Se questo impulso non arriva, se tutti i passaggi vengono ritardati, l’iter può diventare molto faticoso.

“Ostellari che si autonomina relatore è l’ennesima forzatura di chi vuole affossare una legge voluta dalla maggioranza del Senato. Ancora una volta dimostra di gestire la Commissione Giustizia come fosse di sua proprietà. Le istituzioni si rispettano”, scrive su Twitter lo stesso deputato del Pd Alessandro Zan, autore dell’omonimo ddl.

Ostellari che si autonomina relatore è l’ennesima forzatura di chi vuole affossare una legge voluta dalla maggioranza del #Senato. Ancora una volta dimostra di gestire la Commissione Giustizia come fosse di sua proprietà. Le istituzioni si rispettano.

— Alessandro Zan (@ZanAlessandro) April 28, 2021

“Il voto sul calendario dei lavori ha certificato che, in commissione Giustizia, la maggioranza è spaccata. Al successivo incardinamento del disegno di legge Zan, seguiranno le audizioni e il dibattito sulle proposte emendative – spiega, da parte sua – presidente della commissione Giustizia a palazzo Madama Ostellari -. Il regolamento prevede che il relatore di ciascun disegno di legge sia il presidente della commissione, che ha la facoltà di delegare questa funzione ad altri commissari. Poiché sono stato confermato presidente, grazie al voto della maggioranza dei componenti della Commissione, per garantire chi è favorevole al ddl e chi non lo è, tratterrò questa delega”.

Ma, al di là delle grandi polemiche di questi giorni, cosa prevede davvero il Ddl Zan?

Ddl Zan: cos’è?

“Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità” è il titolo del ddl Zan. Nell’articolo 1 del TESTO, viene specificato che “per sesso si intende il sesso biolo­gico o anagrafico; per genere si intende qualunque ma­nifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso; per orientamento sessuale si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi; per identità di genere si intende l’i­dentificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corri­spondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione”.

Ddl Zan: cosa prevede?

Il provvedimento prevede: la reclusione fino a 18 mesi o una multa fino a 6mila euro per chi commette atti di discriminazione fondati “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere o sulla disabilità”; il carcere da 6 mesi a 4 anni per chi istiga a commettere o commette violenza per gli stessi motivi; la reclusione da 6 mesi a 4 anni per chi partecipa o aiuta organizzazioni aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per gli stessi motivi; per qualsiasi reato commesso per le finalità di discriminazione o di odio la pena viene aumentata fino alla metà; il condannato per può ottenere la sospensione condizionale della pena se presta un lavoro in favore delle associazioni di tutela delle vittime dei reati.

Il testo della legge Zan prevede la creazione di centri antidiscriminazione e di case rifugio per dare riparo e sostegno alle vittime sull’esempio di quanto fatto per difendere le donne vittime di stalking. Viene anche sancita l’istituzione il 17 maggio di ogni anni della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, con l’obiettivo, si legge nel testo, di “promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, in attuazione dei princìpi di eguaglianza e di pari dignità sanciti dalla Costituzione”. Viene anche prevista una rilevazione statistica e, con “cadenza triennale”, l’elaborazione di una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni.

Il ddl Zan prevede anche l’istituzione il 17 maggio della Giornata nazionale contro l’omofobia (che già esiste a livello internazionale – è una ricorrenza promossa dal Comitato Internazionale per la Giornata contro l’Omofobia e la Transfobia e riconosciuta dall’Unione europea e dalle Nazioni Unite che si celebra dal 2004 il 17 maggio di ogni anno) dedicata alla promozione della cultura del rispetto e dell’inclusione, nonché al contrasto dei pregiudizi, delle discriminazioni. Una iniziativa di sensibilizzazione rivolta anche alle scuole, ma sempre nel rispetto del “piano dell’offerta formativa” e del “patto educativo di corresponsabilità”, si legge nel testo del ddl (articolo 7, comma 3).

Ddl Zan: per saperne qualcosa in più

Ancora oggi l’Italia è uno dei pochi paesi europei a non avere una legge che protegga adeguatamente le persone della comunità LGBTQ+, una sigla che indica persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender e altri orientamenti.

Negli scorsi anni ci sono stati vari tentativi di colmare questa lacuna. Il più recente era stato un disegno di legge presentato nella scorsa legislatura dal deputato Ivan Scalfarotto: approvato dalla Camera, mai fu discusso al Senato per timori di eccessive divisioni nella maggioranza.

L’attuale disegno di legge è stato presentato dal deputato del Partito democratico Alessandro Zan, che nella stesura ha preso spunto da cinque precedenti proposte, fra cui quella di Scalfarotto.

Camilla Ferrandi
3 Maggio 2021 alle 17:16
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