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Sei maremmano se dici: «Che bollori!»

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GROSSETO – La primavera è iniziata, i primi ombrelloni sono comparsi sulle spiagge, la stagione turistica si avvicina e in Maremma – nonostante tutto – si comincia (anzi, si principia) a sentire aria d’estate. E con l’estate, si sa, arriva anche il caldo.  Quando la temperatura comincia a salire un po’ troppo che succede? Si bolle!

Ora, bollente/bollire sono parole comuni in tutta Italia, è vero, ma la parola “bollore” in Maremma acquista un senso tutto speciale, in certi casi onomatopeico. Ad esempio, se le nonne cucinavano la pasta, dicevano: “Ho messo l’acqua a bollore”, per dire che avevano messo la pentola sul fornello aspettando che l’acqua arrivasse a 90 gradi e potessero così buttare la pasta. Quando, invece, fuori la temperatura è di caldo torrido…le donne, sventolandosi alla meria, dicevano: “Mammina che bollori oggi…!”, per dire che proprio non se ne poteva più.

Poi c’è la terza variante: “Inutile tu bolli!”, era un richiamo, rivolto spesso ai mariti che avevano da bofonchiare quando qualcosa non gli tornava.

Ecco, una espressione, tre modi diversi di usarla.

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