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Il Che inedito nella puntata di oggi di Pergamena

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ANTONIO MOSCATO
“IL CHE INEDITO. IL GUEVARA SCONSCIUTO ANCHE A CUBA”
EDIZIONI ALEGRE, ROMA, 2006, pp. 213

In questo Primo Maggio mesto, anche per ragioni climatiche, propongo un saggio di storia politica datato, ma di notevole interesse perché fa luce sulla figura di un grande rivoluzionario, che molto ha dato (e ancora dà) per le ragioni dei lavoratori. Il saggio propone un’ipotesi sulla causa politica della sua morte.

L’autore del saggio è docente di storia del movimento operaio all’Università di Lecce; ha studiato la storia di Cuba, dove ha soggiornato a lungo, della sua rivoluzione e del Che, di cui ha consultato le carte inedite, appena sono state rese consultabili dalle autorità cubane. Il saggio è diviso in 5 capitoli più l’introduzione e riporta una cinquantina di pagine di “stralci degli inediti”, di “appendici” con gli editoriali del “Granma” (organo ufficiale del Partito Comunista Cubano), relativi alla “lotta al burocratismo”. Questa lotta fu centrale per il Che in tutta la fase in cui, vinta la rivoluzione al fianco di Fidel Castro, fu ministro dell’industria e si confrontò con i dogmi dell’Accademia delle Scienze sovietica e con l’insorgere dei primi segnali dell’involuzione burocratica del processo rivoluzionario cubano.

Il libro è un’intelligente ricostruzione della parabola storica del Che, in particolare del suo tentativo di costruire un’economia politica della transizione al socialismo emancipato dal modello statalista e centralista dell’URSS. Appoggiarsi all’URSS era inevitabile all’epoca della guerra fredda per poter sopravvivere allo strangolamento dell’embargo statunitense, ma questo avvenne a patto di una assimilazione ideologica, di cui Guevara fu un acerrimo oppositore. L’assimilazione non è stata mai totale, se alcuni organismi di “poder popular” sono sopravvissuti fino all’inizio della presidenza di Raoul Castro, di cui sono testimone oculare (2013).

Il Che difese l’originalità della rivoluzione cubana, arrivando al Seminario afroasiatico di Algeri (1965) a condannare la complicità dei “paesi socialisti” con l’imperialismo. Questo gli costò la vita, secondo l’ipotesi di Moscato. Per salvare la rivoluzione cubana (era il costo della sua opposizione ai sovietici) gli toccò smarcarsi da Cuba e aprire nuovi fronti, prima in Congo (1965) e poi in Bolivia (1966), dove trovò la morte il 9 ottobre di quell’anno. Furono le pressioni sovietiche su Castro a spingere Guevara in questa direzione, oltre alla spiegazione “tradizionale” della teoria “fochista” della rivoluzione del Che, cioè l’idea di accendere “fuochi” rivoluzionari in vari paesi. Ma purtroppo la storia dimostra come la rivoluzione sociale, come da democrazia, non si esporta. La sua presenza in Congo rimase clandestina, poi il Che tornò a Cuba per qualche mese per preparare con estrema riservatezza la spedizione boliviana. Secondo Moscato gli venne promesso l’appoggio del Partito Comunista Boliviano, il quale era di osservanza sovietica. In Bolivia rimase del tutto isolato, l’appoggio promesso non arrivò mai, e fu di fatto consegnato alla dittatura e assassinato. Questo fu un vero e proprio tradimento. Il libro, con cui criticava il Manuale di economia dell’Accademia delle Scienze sovietica, non è mai stato pubblicato.

Si è preferito, anche a Cuba, venerarlo coma un santino, invece che studiarlo per i contributi che ha lasciato sulla possibilità di un processo rivoluzionario democratico e non burocratico. Come ha scritto Celia Hart, figlia di due dirigenti storici della rivoluzione cubana, fisica e scrittrice, che si autodefinisce “trotskista sciolta”, nella sua introduzione agli inediti (p. 163): “Il Che rappresenta l’’anello mancante’ tra la teoria marxista, il bolscevismo più radicale e le lotte di emancipazione del Terzo Mondo. Per questo nasce e rinasce e continua a nascere”. Come ha scritto il suo amico e compagno Eduardo Galeano: “Come mai il Che ha questa pericolosa abitudine di continuare a rinascere ? … non sarà perché il Che diceva quello che pensava? E faceva quello che diceva ? (intervista dell’8.10.2004, www.rebelion.org).

Finché esisteranno le ingiustizie e le disuguaglianze il Che continuerà a rinascere in ogni luogo del pianeta, dove c’è bisogno di giustizia sociale.

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