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Amore: «Piano urbano per la mobilità sostenibile, a Grosseto serviva di più»

GROSSETO – Il Consiglio comunale ha approvato da poco il suo piano urbano per la mobilità sostenibile. Un piano di esigenza normativa, obbligatorio, che ha visto gli uffici di Grosseto impegnati nella sua veloce definizione”. Lo scrive la consigliera comunale del Movimento 5 Stelle, Francesca Amore.

“Un piano che già nella sua fase preliminare (report fase conoscitiva) – afferma – dimostra come la mobilità, anche per questa città, sia uno dei problemi più urgenti da affrontare nell’ottica di quello sviluppo sostenibile definito negli obiettivi della Agenda 2030 e fissati nel Libro Bianco 2011. dall’Europa. Diciamo subito che il Piano che ci è stato presentato giorni addietro, per volontà politica sicuramente, non vive di grandi ambizioni, come tutto quello che ci viene del resto periodicamente presentato attraverso grande “successo”. Tocca infatti piuttosto superficialmente alcuni aspetti sensibili che invece andrebbero oggi affrontati in maniera più convinta e decisa dai governi locali”.

“Sappiamo bene che i trasporti sono tra i maggiori responsabili del nostro inquinamento urbano (25-30% del totale) – rileva Amore – inquinamento che tanto si lega alla problematica della riduzione della CO2.  Sappiamo inoltre che, nel triennio 2017-2019  Grosseto ha visto amplificare (anziché diminuire) il consumo di carburanti utilizzati per il trasporto su gomma con un conseguente aumento di emissioni totali di CO2 rilasciate nell’ambiente, pari al + 16%  (relazione Università di Siena). Siamo quindi totalmente in controtendenza rispetto alle più rosee ed auspicabili previsioni, segno questo di una mancanza di visione e scarsa capacità di coordinamento della squadra politica locale. Dico questo perché, da una parte lo “sviluppo” urbanistico stimolato e voluto fortemente dall’assessore Rossi ricalca ancora un modello vecchio e fallimentare della cultura pianificatoria anni 70, ovvero quello della realizzazione di villettopoli, del consumo di suolo incondizionato e della cementificazione diffusa, in cui l’automobile, diventa la sola ed unica protagonista della intera organizzazione spaziale”.

“Modello – insiste il consigliere grillino – che peraltro ha generato il dominio del privato sul pubblico, nella definizione dello sviluppo delle nostre città con tutte le conseguenze che ben conosciamo. Dall’altra parte, un Piano per la Mobilità così rarefatto, e frammentato che ancora cerca di tutelare la cultura dell’automobile, del trasporto privato, della quantità delle aree a parcheggio.  Cultura dura a morire, la nostra, che ci vede ancora primeggiare come i peggiori europei sul piano della mobilità di qualità. E ancora, due strumenti (pianificazione urbana e della mobilità) che dovrebbero dialogare e coordinarsi ma che invece, dimostrano tutte le incongruenze del caso, caratteristica peculiare di questa “aggregazione” politica così poco lungimirante.

“Cosa ci aspettavamo di trovare invece noi rappresentanti della minoranza – conclude Amore – per esempio, una stazione ferroviaria, porta cittadina, fulcro ed hub intermodale del sistema dei trasporti; una estensione quasi totale di aree 30, lasciando la velocità a 50km solo per alcune vie di scorrimento e solo durante alcune definite fasce orarie, per ridurre rumore, inquinamento e incidentalità; una proposta interessante per il superamento dell’asse ferroviario di separazione urbana con progetti più strutturati e di visione ampia; una soluzione per il collegamento ciclabile tra la cittadella dello studente ed il resto  della città; una visione di mobilità urbana per soggetti con disabilità.  Ci aspettavamo un piano delle priorità (breve, medio, lungo periodo) aperto anche ad interventi smart tipo navette pubbliche a chiamata mediante app, auto e bus automatici (shuttle bus point …) e la progressiva sostituzione di stalli e parcheggi lungo le strade a favore di luoghi pubblici di relazione sociale e piste ciclabili”.

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