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Associazioni di volontariato protestano: «Ma a noi quando ci vaccinate?»

GROSSETO – “Operatori, caregiver e volontari snobbati dalla Asl Toscana Sud-Est”. A dirlo è l’associazione Musical-mente che stamani ha organizzato una conferenza stampa per “segnalare ancora una volta alle istituzioni il grave disservizio per la non vaccinazione del personale e dei volontari delle associazioni del Mosaico del volontariato, nonostante i ripetuti appelli degli ultimi giorni”.

“Ho sentito la necessità di organizzare questa conferenza stampa per stigmatizzare il fatto che ad oggi gli operatori e i caregiver di varie associazioni di volontariato della provincia di Grosseto non sono ancora stati vaccinati – spiega Valentina Corsetti di Musical-Mente –, nonostante le ripetute richieste e gli appelli lanciati ormai da tempo. E nonostante questo continuano ad operare. Spero che questo ulteriore grido di allarme serva a risolvere questo problema”.

“Il decreto del 12 marzo 2021 riporta le tipologie di persone che dovevano avere priorità nell’essere vaccinati – spiegano le associazioni del Mosaico del volontariato -: soggetti fragili e fragilissimi e i loro famigliari (i cosiddetti caregiver). Purtroppo qui a Grosseto ci sono ancora genitori di bambini e ragazzi fragilissimi in attesa di essere vaccinati.

Vi invito a immaginare se si dovessero ammalare questi genitori. Chi si prenderebbe cura dei loro figli visto che in questo momento anche il sistema, che in tempi normali potrebbe sostituirli, non è in grado di sopportare ulteriori carichi? Anche il personale sanitario rientra tra quelli che avevano diritto di precedenza. Ebbene ancora non lo sono, e nello specifico quelli della Farfalla, pur essendo operatori sanitari non sono ancora vaccinati, ma nonostante tutto continuano ad andare ogni giorno dai loro assistiti fragili per portare avanti il lavoro di assistenza domiciliare.

E le volontarie del Centro Antiviolenza che vengono chiamate ad assistere e seguire donne vittime di violenza domestica nei pronto soccorso? Sono sicuro che vi renderete perfettamente conto che le donne maltrattate non arrivano certo da situazioni famigliari dove vengono rispettati i codici di comportamento anti-Covid.

E che dire dei donatori di sangue? Addirittura si ravvisa la diminuzione dei nuovi donatori e a livello nazionale si stravolge il precedente Decreto, adottando due misure diverse, visto che prima era riconosciuto loro u ruolo essenziale, ed oggi tutto questo non lo è più.

La nostra associazione, che raggruppa una serie di associazioni di varie dimensioni, si è da subito attivata per cercare di ottenere informazioni, risposte e indicazioni precise. Ci siamo ritrovati ad essere rimpallati da un ufficio all’altro, da una istituzione all’altra senza mai arrivare a nulla. Neppure l’intervento del nostro sindaco, che desideriamo ringraziare per la sua diponibilità, vicinanza personale ai volontari e rapidità di intervento in nostro favore, che in un primo momento sembrava aver dato esito positivo con l’attivazione di un numero verde – in realtà si è rivelato essere la solita bufala. Il numero è sempre occupato o non risponde.

Mi piace farvi presente che i nostri operatori sanitari, che – ribadiamo – non sono stati vaccinati, avrebbero anche potuto essere utilizzati per incrementare il numero dei vaccinatori a costo zero.

La cosa che più ci mortifica comunque, in tutta questa brutta storia, è la mancanza di rispetto da parte delle istituzioni, mancanza che abbiamo proprio potuto toccare con mano.

Ci rivolgiamo quindi, oltre al sindaco, ai consiglieri provinciali e regionali, agli assessori regionali, al comandante Francesco Paolo Figliuolo e al ministro Roberto  Speranza per denunciare il mancato rispetto del decreto, nonché il mancato riconoscimento del nostro ruolo.

Se il volontariato è stato e continua ad essere celebrato come risorsa importante e imprescindibile nel nostro Paese, perché viene completamente ignorato?
Ci è chiaro che in questo momento i vaccini scarseggiano, ma quello che vogliamo sottolineare è che la Regione Toscana, prima del decreto del 12 marzo, aveva
stabilito le categorie che dovevano avere la precedenza. Ebbene, il volontariato non rientrava tra le categorie a cui dare la precedenza nonostante i volontari,
quotidianamente, aiutino persone deboli e ammalate per le quali è difficile rispettare le regole di comportamento virtuoso che servono per evitare il contagio.

Crediamo che qualcuno alla fine di questa emergenza dovrà interrogarsi sul perché sono state prese certe decisioni piuttosto che altre e fare in modo che in futuro non abbiano a ripetersi comportamenti così poco rispettosi del lavoro del volontario che è fornito in modo completamente gratuito”, concludono le associazioni.

“Proprio poche settimane fa avevo accolto l’appello delle associazioni di volontariato a tutela del settore, dei volontari, dei cargiver e degli assistiti – interviene il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna -: avevo chiesto al Coeso, alla Asl e alla Regione di rispondere alle richieste avanzate sui vaccini, sui tempi di attesa per la somministrazione.

Il mio appello è stato accolto, con l’istituzione di un numero verde a disposizione dei più fragili, avvenuta subito dopo la mia richiesta: la linea InfoFragili, istituita dall’azienda sanitaria per far fronte al problema.

Purtroppo abbiamo constato che il numero istituito non è efficace, non dà risposte, attese lunghissime e poco di concreto. Non si è tenuto conto del lavoro fatto dai volontari (e dei cargiver familiari) di tante associazioni di volontariato, non solo quelle dei soccorritori. Tra l’altro limitandone il lavoro notevolmente, perché i volontari vaccinati avrebbero potuto offrire molti servizi in più, come fare tamponi alla cittadinanza e offrire quindi prestazioni utili alla cittadinanza.

Le associazioni chiedono solamente che i dispositivi previsti dal Decreto di Figliuolo vengano attuati, non chiedono cose che non gli spettano, ma anzi vogliono vedere i loro diritti e quelli degli assistiti rispettati.

Purtroppo ancora una volta devo riscontrare che il mondo del volontariato è stato abbandonato dalla Asl e dalla Regione, con decine di richieste rimaste senza risposte, poca trasparenza, tanta disorganizzazione”, conclude il primo cittadino.

 

 

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