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Pd: «Unione dei comuni dell’Amiata così non va bene. Guardiamo oltre i territori»

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AMIATA – «Che l’Unione dei comuni dell’Amiata Grossetana non vada bene così com’è è cosa palese. È inutile nascondersi dietro un dito» Paolo Freguglia, coordinatore Pd Amiata grossetana.

La discussione sul suo stato è esplosa negli scorsi giorni dopo le dimissioni da consigliere del vicesindaco di Castel del Piano Luciano Giglioni. «Diversamente dall’atteggiamento dell’esponente di centrodestra, che ha attaccato l’Unione e la Giunta dei sindaci (dove siede anche Michelde Bartalini, il suo sindaco, ci teniamo a ricordarlo), noi vogliamo provare ad avviare una discussione propositiva e non distruttiva».

«Crediamo, infatti, che l’Unione dei comuni possa essere uno degli strumenti per far stare insieme l’Amiata e limitare l’esplodere di campanilismi e rivalità che non possono che nuocere. Non è questo il solo strumento, ovviamente, molto passa anche dall’integrità economica e sociale, ma di sicuro stiamo parlando di uno strumento amministrativo che può incidere positivamente sulla vita dei cittadini se rivisto».

«L’Amiata è un territorio con un numero modesto di abitanti (si parla complessivamente di circa 16000 persone) a fronte di un’estensione territoriale ragguardevole. Problematiche come viabilità, sanità, lavoro e ambiente devono per forza essere gestite a livello comprensoriale: quale luogo migliore per farlo se non l’Unione dei Comuni? Questo ente nasce dalla necessità di mettere insieme i piccoli comuni per dargli maggiore voce, succedendo alla vecchia Comunità Montana, della quale, forse, non ha saputo ereditare la forza politica. In questo senso occorre un cambio di passo: crediamo che vada garantita una governance diversa all’Unione, in modo da avere un’incisività maggiore di quella attuale» prosegue il Pd.

«Ricordiamo che l’attuale Unione dei comuni ha a sua disposizione un elevato utile a disposizione, pronto ad essere impiegato. Inoltre, rispetto alla vecchia Comunità montana, l’attuale ente ha subito una drastica diminuzione dei dipendenti. In questo momento di recupero, di rilancio che dovremmo realizzare dopo la pandemia, avremmo poche speranze se ci affidassimo ad iniziative ristrette alle mura dei nostri comuni. Inoltre, nel futuro, chi ci dice che non si possa guardare, anche in questo campo, oltre gli attuali confini amministrativi?»

«Per questo crediamo che anche in un’ottica di riforma della pubblica amministrazione si debba fare un ragionamento profondo, così come preannunciato dalla Regione Toscana. Garantire servizi al cittadino efficienti e meno complicati, creare una cabina di regia comune a tutti i nostri paesi su alcune tematiche, sono solo due elementi che riteniamo fondamentali. Come coordinamento di zona ci stiamo battendo per l’unità della montagna, anche collaborando con il versante senese. Per questo non possiamo essere i primi e i principali sostenitori di un cambiamento profondo e davvero utile dell’Unione dei Comuni» conclude il Pd.

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