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Nelle farmacie maremmane parte il Progetto Mimosa: «A fianco delle donne vittime di violenza»

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GROSSETO – Al via anche in Toscana il Progetto Mimosa, iniziativa nata nel 2014 per volontà dell’Associazione Farmaciste Insieme, in particolare della sua presidente Angela Margiotta, che ha trovato da subito il sostegno della Fofi e di Federfarma nazionale, che nel novembre 2017 ha concesso il proprio patrocinio, nonché del Ministero della Salute, per l’altissima valenza sociale per i cittadini, valorizzando il ruolo delle farmacie nel tessuto sociale.

Ad oggi il progetto che ha ottenuto anche il patrocinio di Fenagifar (Federazione Nazionale Giovani Farmacisti), e da quest’anno anche la collaborazione con Fondazione Vodafone, vede coinvolte 11mila farmacie su tutto il territorio nazionale ed ha il pregio di fornire dati ai centri antiviolenza che sono in rete tra di loro.

Il progetto si prefigge di aiutare le donne vittime di violenza che entrano in farmacia, permettendo loro di trovare un luogo di ascolto con personale preparato e disponibile che le accoglie con professionalità e dà loro un sostegno concreto consegnando una piccola pubblicazione contenente i riferimenti dei centri antiviolenza della Regione Toscana, oltre ad informazioni utili per affrontare la situazione di difficoltà.

Già alcuni anni fa i farmacisti, insieme ad altri operatori sanitari, parteciparono alla nascita del Codice Rosa, percorso attivato per la prima volta nel 2010 nel Pronto Soccorso dell’Ospedale Misericordia di Grosseto, grazie all’impegno e alla volontà della dottoressa Vittoria Doretti, medico che comprese l’importanza del coinvolgimento di tutte le figure sanitarie.

“Questa nostra sensibilità ci permetterà di far parte di questo nuovo progetto canalizzando anche le energie delle giovani che si avviano a svolgere il ruolo di farmaciste ed è per questo che abbiamo esteso la possibilità di iscrizione alle studentesse dei corsi di Laurea in Farmacia e CTF delle Università Toscane”, spiegano dall’Ordine dei farmacisti di Grosseto.

Le pubblicazioni che verranno distribuite dalle farmacie rappresenteranno solo la parte visibile del progetto. In origine il progetto sarebbe dovuto partire a Marzo 2020 ma la pandemia da Covid 19 ancora in atto ha bloccato la macchina organizzativa cancellando un anno di attività, proprio in un momento in cui la convivenza forzata dettata dagli obblighi conseguenti i vari dpcm hanno portato ad un incremento degli atti di violenza sulle donne.

“Il progetto prevedeva di sviluppare tutto il suo potenziale con la realizzazione di una serie di corsi accreditati ECM rivolti al personale delle farmacie così da poter operare nel massimo rispetto delle normative, ma soprattutto della sensibilità delle donne vittime di violenza”, spiega la presidente dell’Ordine dei farmacisti di Grosseto e delegata Regionale del Progetto Mimosa, Elisa Petrucci.

Corsi che si auspica possano essere attivati una volta che la situazione sanitaria del paese lo permetterà, o che potrebbero essere resi fruibili in modalità virtuale. “I corsi – riferisce Petrucci – saranno condotti da professori universitari, rappresentanti dei Centri Antiviolenza, rappresentanti delle forze dell’ordine e medici specializzati nel campo della violenza di genere”.

“Da sempre il farmacista è a stretto contatto con situazioni di forte disagio sociale – evidenzia la presidente dell’Ordine di Grosseto – ma spesso mancano gli strumenti di conoscenza per poter dare indicazioni valide e coordinate alle persone e alle famiglie in difficoltà e, proprio per questo motivo, gli Ordini professionali hanno cercato la partecipazione delle altre organizzazioni di categoria e porteranno a compimento la realizzazione dei corsi rivolti ai colleghi. Con questo progetto tutti i farmacisti della Toscana avranno l’opportunità di offrire alla comunità un aiuto strutturato e professionalmente all’altezza della categoria per continuare ad essere un punto di riferimento indispensabile per i cittadini”, affiancando il lavoro di tutte quelle persone che si dedicano a far emergere le fragilità e a prestare aiuto concreto alle donne che hanno subito o subiscono violenza, prima che questo degeneri in azioni ancora più drammatiche, mostrando prospettive e speranze non sempre visibili nel momento della disperazione.

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