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Fabbricavano i permessi di soggiorno usando i dati di un ignaro imprenditore

PITIGLIANO – Li facevano figurare come impiegati di un inesistente datore di lavoro, usando però con partita iva e dati anagrafici autentici di un ignaro imprenditore di Pitigliano.
I carabinieri della Compagnia di Pitigliano e del Nucleo carabinieri ispettorato del lavoro di Grosseto, hanno denunciato in stato di libertà tre uomini residenti in provincia di Arezzo per violazione delle norme sull’immigrazione, sostituzione di persona ed accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico.

I militari, a seguito di un’accurata attività investigativa durata diversi mesi, hanno scoperto che i tre soggetti, tutti con precedenti, avevano messo in piedi un sistema per procurare permessi di soggiorno. I tre avevano infatti fraudolentemente reperito, attraverso canali informatici, i dati sensibili di un ignaro imprenditore della zona di Pitigliano. Dopodiché contattavano cittadini extracomunitari in cerca disperata del permesso di soggiorno, facendoli figurare come impiegati di un inesistente datore di lavoro. Con questa premessa, era poi facile chiedere ed ottenere, in favore degli stranieri, il documento di soggiorno.

Il tutto veniva veicolato tramite un’istanza di emersione da lavoro irregolare: tali pratiche hanno tra l’altro registrato nello scorso anno un sensibile aumento, dato dall’emergenza covid. Le istanze di emersione venivano presentate quindi con partita iva e dati anagrafici autentici, riferiti ad un ignaro imprenditore, ed inviate telematicamente allo Sportello unico per l’immigrazione. I carabinieri sono riusciti ad associare la documentazione trasmessa con indirizzi Ip telematici e relative email di riferimento, create “ad hoc”, identificando così i tre responsabili. Al titolare dell’impresa di cui erano stati usati fraudolentemente i dati, erano pervenute richieste dall’Inps per il versamento dei contributi in favore dei lavoratori, da lui mai assunti né conosciuti, per migliaia di euro. Indagini ulteriori hanno permesso di accertare, tra il 2018 ed il 2020, la presentazione di almeno 19 richieste telematiche di autorizzazione al lavoro stagionale, come operaio agricolo o collaboratore familiare, da parte di cittadini di origine cinese, indiana e pakistana, che in realtà non possedevano i requisiti previsti.

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