Quantcast

I lavoratori di Scarlino energia: «Da 120 siamo rimasti dieci. Dove sono le attività alternative che creano occupazione?»

SCARLINO – I lavoratori di Scarlino Energia prendono posizione nel dibattito attuale che sta infiammando nuovamente gli animi e si schierano dalla parte del sindaco di Gavorrano Andrea Biondi che tra gli amministrazioni comunali del territorio è l’unico a non essersi espresso con un “no” categorico nei confronti dell’impianto.

«Sono diversi anni che non ci facciamo sentire – scrivono i lavoratori in un comunicato -, siamo rimasti in pochi anche perché l’interesse e la solidarietà per la nostra situazione, manifestata da chi spesso va sui giornali, non ha risolto i problemi legati ai nostri posti di lavoro. Dei circa 120 dipendenti (60 diretti e 60 dell’indotto) siamo rimasti meno di dieci in Scarlino Energia. I nostri ex colleghi si sono dovuti arrangiare da soli, rinunciando spesso alle professionalità acquisite e accettando talvolta situazioni poco dignitose, perché le belle parole dei vari sindaci e dei tavoli in Regione non hanno portato un solo posto di lavoro».

«Oggi, davanti ai recenti interventi della “politica” e dei “politicanti” – proseguono – sentiamo il bisogno di dire la nostra. L’impianto, che produceva energia dai rifiuti (Css) della provincia, è fermo dal gennaio del 2015 (da oltre sei anni). Cosa è stato fatto da allora per i posti di lavoro persi? Cosa è stato fatto per il problema dei rifiuti? Dove sono le attività alternative che creano occupazione? Se ne parla solo quando riappare “lo spettro” del rilascio di una nuova autorizzazione all’impianto di Scarlino proponendo le solite soluzioni campate in aria senza progetti che non tengono conto della realtà».

«I sindaci di Scarlino e Follonica – attaccano i lavoratori – (nella nota di richiesta alla Regione per l’inchiesta pubblica) ammettono che “i Comuni della nostra Ato non hanno ancora raggiunto i limiti minimi di legge in termini di raccolta differenziata (65%) e c’è ancora bisogno di portare a smaltimento una cospicua quantità di materiale non differenziato” e che “è dovere della politica”, ma in questi anni (in particolare dal fermo dell’impianto) cosa hanno fatto? I rifiuti della provincia dove sono andati? Per risolvere il problema c’è chi si affida al destino “auspicando una riduzione complessiva della produzione di rifiuti” (consiglio comunale di Follonica documento votato all’unanimità); o chi afferma: “Gli impianti ad oggi attivi in Toscana sono, come noi crediamo, più che sufficienti a soddisfare le esigenze del territorio regionale” (Sinistra Italiana), sono un loro convincimento senza il conforto di dati (consapevoli che i numeri gli danno torto); o chi non si informa: “Non è che cambiando la definizione dell’impianto, cambia la sostanza, visto che Scarlino Energia ha chiesto di riattivare, con qualche modifica, l’attuale struttura“ (Lega), con circa 90 milioni di euro si fa più di qualche modifica; o chi invita a “collaborare tutti insieme cercando di trovare soluzioni concrete e attuabili in poco tempo” (Donatella Spadi) forse con soluzioni tipo Vedelago? C’è anche chi non sapendo più cosa proporre fa un appello alla nuova proprietà dell’impianto “affinché ci faccia delle proposte alternative all’inceneritore che siamo disponibili ad ascoltare” (Mirjam Giorgieri, segretaria Pd di Follonica e assessora all’ambiente)».

«Quando poi qualcuno esce fuori dal coro – spiegano – perché vuole sapere e afferma: “Semplicemente non ho pregiudizi negativi sui termovalorizzatori di moderna concezione, perché la tecnologia avanzata c’è e i rifiuti che non possono essere recuperati o riciclati pure. Sia quelli urbani che quelli industriali. Bisogna andare a vedere le carte dell’azienda e valutare nel merito i progetti” (Andrea Biondi), apriti cielo. Il sindaco di Gavorrano ha detto che vuole conoscere le carte prima di esprimersi, non ha detto che è a favore, ha detto solo che non ha pregiudizi. Per questo ha chiesto di partecipare all’iter dell’autorizzazione per sentire tutte le campane (quelle degli altri sindaci, dei comitati, degli enti, della Regione e dell’azienda) senza essere condizionato a prescindere, poi potrà anche dire no ma secondo noi questo è un modo corretto di agire. Certo – concludono i lavoratori – non sarà invitato alla consulta per l’ambiente del Comune di Scarlino, così “democraticamente” nominata dove sull’argomento inceneritore non ci saranno voci fuori dal coro».

Commenti