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Pergamena ci parla del Riccardo Reis di Saramago

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JOSE’ SARAMAGO
“L’ANNO DELLA MORTE DI RICCARDO REIS”
EINAUDI, TORINO, (1984) 2000, pp. 400

L’anno in cui muore Riccardo Reis è il 1936, quando incomincia la guerra civile spagnola. Mussolini ha imposto la dittatura fascista in Italia e Hitler trionfa in Germania e si accinge a scatenare la guerra mondiale. Saramago fa i conti con il grande poeta portoghese, Fernando Pessoa (1888-1935), la cui inquietudine, tipica del modernismo, produsse vari “eteronimi”, cioè vari alter ego che sono personaggi capaci di vita autonoma, costruita dal loro stesso autore.

Riccardo Reis è uno di questi eteronomi, medico, epicureo e materialista, ma anche monarchico, poeta classico, oraziano, di cui Pessoa pubblicò anche un libro di odi. Rappresenta allegoricamente la tradizione culturale classica europea. Egli ritorna in patria, a Lisbona, nel 1936, quindi un anno dopo la morte di Pessoa, dopo 16 anni di esilio volontario in Brasile, dove ha vissuto in protesta per la deposizione della monarchia portoghese. E’ sulle tracce di Pessoa, che va a trovare sulla tomba, con il suo fantasma ha una serie di incontri, in cui parla con lui della vita, della morte e della poesia.

A mano a mano che la narrazione procede il fantasma di Pessoa sbiadisce, assume contorni incerti fino a quasi scomparire. La partita si gioca tra verità e finzione, in cui – come ha scritto Alessio Piras in criticaletteraria.it – “il punto di vista si moltiplica” come gli eteronomi di Pessoa. Del resto come dice Tabucchi sulle tracce del poeta portoghese “il poeta è un fingitore”, dove dall’etimologia latina “fingere” non significa solo “mentire”, ma anche “inventare”, cioè ricostruire una realtà narrativa. Oggi “fiction” è diventato quasi un sinonimo di “romanzo”, oltre che delle telenovelas.

Dopo una relazione con Marcela, la cameriera dell’albergo dove Reis si sistema al suo arrivo a Lisbona, dove prende atto del declinare della passione, anche Reis finisce per spegnersi e nel confronto con la morte nulla può né la medicina né la poesia. Non casualmente a cedere è il suo cuore. Sotto il colpi della barbarie fascista e nazista la vecchia cultura classica europea non può nulla, deve arrendersi. Così Reis finisce per andarsene insieme al fantasma di Pessoa. La frattura di quella barbarie è una lacerazione irredimibile del moderno sembra dire Saramago, non regge neppure la religione ben rappresentata da un inutile pellegrinaggio laico di Reis al santuario della Madonna di Fatima. Il futuro per determinarsi deve azzerarsi e ricominciare tutto da capo. E’ la nostra condizione umana di inquieti abitanti della tarda modernità.

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