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Per la montagna stanziati 700 milioni di euro. «Sull’Amiata arriveranno le briciole. Modificare i criteri»

AMIATA – Federfuni Toscana chiede alla Regione di sostenere con forza e determinazione le rivendicazioni economiche della Montagna Toscana rispetto ad una ripartizione provvisoria delle risorse destinate alla Montagna Italiana.

Federfuni, commentando il “Decreto Sostegni della Montagna” rileva «il mancato interesse della stessa Regione alle motivazioni portate a sostegno di queste considerazioni». Per questo l’associazione chiede un confronto e un deciso cambio di criteri di ripartizione dei 700 milioni di euro messi a disposizione dal Governo con un provvedimento storico quasi epocale per l’importo e per la destinazione specifica ad un territorio spesso ignorato.

«Il criterio scelto per la suddivisione dei fondi attualmente operativo è il numero delle presenze turistiche certificate che naturalmente premia quei territori che hanno un numero maggiore di alberghi e quindi nello specifico il Trentino Alto Adige che nel panorama Italiano fa più pernottamenti dell’intera Toscana e anche dell’intera Emilia Romagna. Già questo dato può far comprendere come sia un criterio difficilmente equo e infatti per le presenze nelle località montane le regioni o province autonome possono raggiungere anche l’80% mentre la Toscana rappresenta lo 0,40% e l’Emilia lo 0,60%».

Per questo Federfuni chiede «Una modifica sostanziale che porti alla Toscana, alle Regioni appenniniche ed alle Regioni a statuto ordinario i fondi necessari per indennizzare adeguatamente le società degli impianti, le aziende dell’indotto ed i maestri di sci che svolgono la loro attività in questi territori. Dobbiamo passare da 3/4 milioni di euro sui 700 milioni previsti ad un importo che rappresenti oltre 30 milioni di euro in modo che si possa dare una svolta all’economia della montagna ormai rivolta verso un inevitabile fallimento».

Sull’argomento interviene anche Luciano Porcelloni della Società ISA Impianti Sportivi Appenninici Amiata. «Le nostre Società degli impianti, dopo due anni di chiusura del 2020 e 2021, non possono più sostenere la criticità economica che si è venuta a determinare e potrebbero non essere in grado di riaprire per il prossimo inverno. La difficoltà e l’esposizione bancaria non è più sostenibile e se non ci sarà un concreto e sostanziale aiuto dovremo essere costretti a scelte drammatiche quali la chiusura con la messa in liquidazione. Lo Stato centrale non può, come al solito, privilegiare le grande stazioni con i grandi incassi e penalizzare sempre i più piccoli. Le stazioni dell’Appennino danno lavoro a migliaia di persone e sarebbe pressoché iniqua ed ingiusta una ripartizione di risorse su base lobbistica e prettamente numerica».

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