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Arsenico e antimonio nella cava. Fu accusata un’azienda. Ma il giudice la assolve

GROSSETO – È stato assolto dalle accuse di illecita gestione dei rifiuti Massimiliano Palazzesi e con lui la società Perna & C. srl.

«Il processo – ricorda l’avvocato Riccardo Lottini – era originato da alcuni sopralluoghi effettuati da ispettori dell’Arpat nella primavera del 2015 che avevano portato ad accertare che, all’interno della Cava Arcille 3 gestita dalla Perna srl, vi erano delle terre con quantitativi di elementi inquinanti (arsenico e antimonio) in misura superiore ai limiti previsti dalla normativa di settore».

«Le indagini avevano evidenziato che le terre in questione provenivano dallo sbancamento effettuato per la realizzazione del maxi-lotto di Civitella Paganico della Siena–Grosseto ed erano stati conferiti dalle società che avevano ottenuto l’appalto dall’Anas» prosegue l’avvocato.

«Il materiale da scavo era destinato ad essere utilizzato per il ripristino ambientale della cava, cioè il riempimento degli scavi realizzati per le coltivazioni. Il materiale di riempimento doveva però consistere in terre prive di elementi inquinanti a differenza di quelle conferite».

Palazzesi, difeso dagli avvocati Luca Di Paola e Camilla Toninelli, e la Perna srl, difesa dall’avvocato Riccardo Lottini, «avevano contestato le accuse sostenendo come il conferimento dei materiali era avvenuto in origine a titolo di rifiuto, soggetto a recupero con procedura semplificata, e successivamente in esecuzione di un piano di utilizzo terre (c.d. P.U.T.) che era stato approvato dal Ministero dell’ambiente. Gli imputati avevano evidenziato come la normativa di settore, sia in caso di conferimento in regime di rifiuti, sia in caso di conferimento in esecuzione di un piano di utilizzo, prevede che le analisi sulla composizione del materiale siano a carico del produttore/trasportatore e non invece a carico del destinatario che deve solo controllare la regolarità formale della documentazione che accompagna il trasporto di materiale stesso».

«Al di là di questo, la Perna, però, fino a quando il materiale di scavo proveniente dalla Siena – Grosseto veniva conferito a titolo di rifiuto, pur non essendo tenuta per legge, ha comunque provveduto ad effettuare autonomamente le analisi, riscontrando sempre come il materiale avesse i requisiti richiesti dalla normativa per l’utilizzo che ne doveva essere fatto».

«Una volta approvato il piano di utilizzo, che viene omologato dal massimo organo di tutela ambientale (il Ministero dell’ambiente, appunto) che controlla la correttezza sostanziale della procedura, la Perna non aveva effettuato più analisi, confidando nella bontà delle dichiarazioni di conformità provenienti dalle società (di livello internazionale e molto note nel settore) che stavano svolgendo i lavori di raddoppio della Senese. Il Giudice ha dato ragione alle argomentazioni dei legali della Perna e del Palazzesi».

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