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Pisani: «La parte pubblica del nostro sistema economico deve fare il massimo per le piccole imprese»

GROSSETO – “A partire dalla grande crisi finanziaria iniziata nel 2008, il comparto delle piccole imprese con in testa commercio, artigianato, il settore manifatturiero, ma anche l’artigianato artistico, ormai quasi del tutto estinto, non è più riuscito a risollevarsi, e la pandemia sembra essere il colpo definitivo, mortale”, scrive, in una nota, Antonella Pisani, consigliere comunale del Movimento 5 stelle Grosseto.

“Interi comparti di quel che una volta era l’eccellenza italiana – prosegue – sono ormai agonizzanti da oltre dieci anni e non rappresentano più quella vitalità tanto importante, soprattutto nell’entroterra italiano, ormai deserto e spopolato.

Eccellenze che contribuivano al pagamento di stipendi e pensioni, con sulle spalle anche un ruolo importantissimo di ammortizzatore sociale e caratterizzazione locale, stanno inesorabilmente scomparendo, e con loro tantissimi posti di lavoro e servizi a volte essenziali per le piccole comunità e interi quartieri, lasciando un vuoto incolmabile e un degrado rappresentato da un numero sempre crescente di serrande abbassate. E dietro ad ogni serranda abbassata, spesso c’è una famiglia con figli e debiti da pagare.

Si ode un terrificante grido d’allarme che chiede una via d’uscita da questo incubo, un piano “B” transitorio che tenga in considerazione tutta una serie di fattori, tra i quali un’epidemia che non scomparirà all’improvviso, un ristagno dei consumi da parte della popolazione preoccupata e in difficoltà, l’egemonia dei colossi dell’e-commerce che stritolano il commercio fisico sfruttando una filiera, quella del corrieraggio, che fa leva sul ricatto occupazionale da fame.

Il grido di allarme corre verso le orecchie della politica, dello Stato, sempre più sorde. Ed a loro vogliamo arrivare.

Il sistema economico italiano si regge su un’economia cosiddetta “mista”, ossia che coniuga elementi caratteristici del modello capitalistico con ampi concetti legati ad una essenziale presenza dello Stato, il quale condiziona il modello attraverso la politica economica messa in atto per garantire a tutti un reddito dignitoso.

Come sappiamo, esiste da sempre un dibattito tra chi sostiene economie miste e che invece si affiderebbe totalmente al capitalismo auspicando una definitiva uscita delle istituzioni dal mondo economico, ma adesso non è il momento di pensare ai massimi sistemi; piuttosto vorremmo che il sistema misto dell’economia del nostro paese desse il meglio di sé. A cominciare dai Comuni, dalle Province, dalle Regioni che dovrebbero raccogliere il grido d’allarme ed attivarsi con aiuti di tipo economico a beneficio di chi è in seria difficoltà.

Dovrebbero iniziare a pensare e realizzare una ripartenza con azioni tese ad alleviare le difficoltà, magari attraverso una sburocratizzazione delle procedure, con una riforma fiscale beneficio delle imprese individuali e familiari, magari con un esonero temporaneo dagli obblighi fiscali e contributivi, una forte riduzioni dei costi sui servizi essenziali come acqua, energia, rifiuti.

O agiamo adesso, se pur fuori tempo massimo, o per queste migliaia di famiglie arriveranno tempi decisamente bui. Che la parte pubblica del sistema economico misto del nostro paese faccia il massimo; altrimenti viene meno il senso alto e nobile della sua stessa esistenza”, conclude.

 

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