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Diritto di voto a 16 anni: la maggioranza dei lettori dice no

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GROSSETO – Torna l’appuntamento con #InstaPoll, i sondaggi che IlGiunco.net propone alla propria community per sapere come la pensa su alcune questioni di interesse generale.

Nei giorni scorsi è tornata alla ribalta la questione del diritto di voto ai sedicenni. A rilanciare l’idea, il nuovo segretario del Partito democratico Enrico Letta, del cui argomento ne ha fatto un bandiera.

Già a fine 2019, con la diffusione delle proteste Fridays for future, il neo segretario suggeriva al Governo Conte di valutare la possibilità di abbassare l’età del suffragio universale dai 18 ai 16 anni. “Sarebbe un modo per dire a quei giovani che abbiamo fotografato nelle piazze, lodando i loro slogan e il loro entusiasmo: vi prendiamo sul serio e riconosciamo che esiste un problema di sottorappresentazione delle vostre idee, dei vostri interessi” dichiarava, un anno e mezzo fa, in un’intervista di Annalisa Cuzzocrea a La Repubblica.

“Ho vissuto con una nuova generazione – ha spiegato Letta durante il suo discorso all’assemblea Pd del 14 marzo scorso, che ne ha decretato l’elezione a segretario, riferendosi ai suoi ultimi sette anni di insegnamento passati tra l’istituto Sciences Po di Parigi e la Scuola di politiche a Roma – mi hanno insegnato tanto e, parafrasando don Mazzolari, mi sento di dire che questo non deve essere il partito che parla dei giovani ma che fa parlare i giovani: saranno al centro della mia azione a tutto campo e su tutti i temi”.

“E la necessità di dare voce ai giovani non può essere più attuale che oggi, in tempi di pandemia, quando la scuola è stata spesso messa in secondo piano e i bisogni dei ragazzi in un angolo”, fanno notare alcuni analisti.

“Dare il voto ai 16enni costringe la politica ad occuparsi di loro – spiega la giornalista Cuzzocrea, ospite venerdì scorso a Propaganda Live -. Quando nel 2019 intervistai Letta, lui mi spiegò così il perché del voto ai 16enni: Sai perché serve? – mi disse -. Serve perché altrimenti la politica dei giovani non se ne occupa. Facendo diventare i ragazzi elettorato attivo costringiamo la politica ad ascoltarli. Con il voto ai 16enni i politici non possono fare a meno di vedere cosa succede nelle scuole”.

“E niente – conclude Cuzzocrea -, così Letta mi ha convinto”.

In Italia

In Italia, nel corso della storia l’età minima di voto è stata più volte modificata. Nel 1861 (unità d’Italia) il diritto di voto era riservato ai soli cittadini maschi con più di 25 anni e di elevata condizione sociale. Nel 1881 l’età minima veniva abbassata a 21 anni e il suffragio esteso anche alla media borghesia. Su proposta di Giolitti, nel 1912 il Parlamento approvava una legge che estendeva il diritto di voto a tutti i maschi sopra i 30 anni e ai maschi che, superati i 21 anni di età, avessero superato, con buon esito, l’esame di scuola elementare (erano molto pochi). Il suffragio universale maschile vero e proprio venne introdotto nel 1918: potevano votare tutti i cittadini maschi sopra i 21 anni. Non solo, per i maschi che avevano prestato servizio militare durante la prima guerra mondiale, l’età minima si abbassava a 18 anni. Per il suffragio universale, esteso anche alle donne, si deve aspettare il 1945. L’età minima, però, era fissata a 21 anni. Sarà la legge 39/1975 che porterà a 18 anni l’età necessaria per eleggere la Camera dei Deputati. Per partecipare alle elezioni del Senato, invece, l’età minima è fissata a 25 anni.

In Italia, si diventa elettori a 18 per le elezioni amministrative, regionali, europee e della Camera dei deputati. Servono invece 25 anni per eleggere i senatori. Dopo innumerevoli dibattiti, la legge costituzionale per abbassare l’età dell’elettorato del Senato dai 25 ai 18 anni è approdata in Parlamento, ma è attualmente ferma. Il 15 ottobre scorso, infatti, la Camera dei Deputati avrebbe dovuto votare il disegno di legge costituzionale in merito, ma l’esame in terza lettura del provvedimento è stato rimandato “a data da destinarsi”.

Il diritto di voto a 16 anni è una storica battaglia del Partito democratico fin dai suoi esordi, nel 2007, nonché della Lega, che nel 2015 presentava una riforma costituzionale in tal senso che, però, non è mai stata discussa. La proposta di Letta è stata accolta positivamente, in modo trasversale, dalla maggior parte delle forze politiche. Vedremo se riuscirà mai a trovare spazio all’interno della discussione parlamentare.

Considerando i dati Istat, i 16-17enni in Italia sono circa 1,1 milioni, il che avrebbe un’incidenza del 2,2% sugli attuali 49 milioni degli aventi diritto di voto.

In Europa e nel mondo

La proposta di abbassare l’età minima di voto dai 18 ai 16 anni non è di certo una novità, né nel dibattito pubblico italiano, né europeo, né mondiale. Nel mondo, sono otto i Paesi dove il diritto di voto è esercitato a partire dai 16 anni: Cuba (dal 1976), Nicaragua (dal 1984), Brasile (dal 1988), Austria (dal 2007), Ecuador (dal 2008), Argentina (dal 2012), Scozia (dal 2014) e Malta (dal 2018).

In Europa, però, è la Germania la prima ad aver concesso il diritto di voto ai sedicenni, anche se non a livello federale. Dal 1996 l’organo legislativo del Land della Bassa Sassonia viene eletto anche dai sedicenni e dai diciassettenni, regola, questa, estesa ad altri nove Lander negli anni successivi. Nel 2007 anche la Svizzera ha dato via alla sperimentazione del voto a 16 anni nel cantone di Glarona, soluzione recentemente adottata anche in Norvegia. Dal 2015 è la volta dell’Estonia, che ha esteso ai sedicenni la possibilità di votare per gli organi elettivi locali. Infine, in Bosnia il diritto di voto è acquisito da chi ha 16 e 17 anni solo se lavoratore. Infine, in Grecia, Indonesia, Corea del Nord, Sudan e Timor Est, il diritto di voto è esercitato a partire dai 17 anni.

I risultati dell’Instapoll

Il sondaggio de IlGiunco.net, condiviso sul nostro profilo Instagram e Facebook, vi chiedeva: “Voto a 16 anni: siete d’accordo?”. Il risultato è stato netto: l’88,2% dei votanti ha detto no, contro l’11,8% dei sì. Tra coloro che sono favorevoli all’allargamento dell’elettorato attivo ai 16enni, il 13,5% ha meno di 18 anni, mentre tra chi non è d’accordo, l’8,6% ha meno di 18 anni.

 

 

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