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I genitori di Elena Maestrini scrivono al presidente Sergio Mattarella. «Stanchi delle promesse»

GAVORRANO – «Siamo stanchi della solidarietà ipocrita e delle promesse virtuali dei politici». A pochi giorni dal quinto anniversario dell’incidente Erasmus in cui morirono 13 studentesse, i genitori delle vittime non si danno pace. «La giustizia spagnola non ha ancora individuato nessun responsabile della strage e dal 20 marzo 2016 le famiglie vivono un lutto interminabili. Oltre alla domanda su chi sono i responsabili si chiedono “perché cinque anni senza giustizia?”».

I genitori di Elena Maestrini, la studentessa di 21 anni di Bagno di Gavorrano, rimasta vittima dell’incidente, da sempre si battono per ottenere giustizia e hanno inviato una lettera aperta al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in cui emerge in modo molto chiaro la loro amarezza e delusione.
Vi riportiamo qui sotto il suo testo integrale.

«Sono trascorsi cinque anni da quel tremendo e assurdo giorno in cui abbiamo perso le nostre figlie – scrivono Roberta e Gabriele Maestrini -, nulla è stato fatto se non tentare di insabbiare questa immane tragedia da parte sicuramente di alcuni soggetti della magistratura spagnola, non escludendo il governo catalano e quello centrale, i quali sono rimasti in disparte e in silenzio. Tre tentativi di archiviazione e altrettanti ricorsi da parte dei genitori. Siamo stanchi della solidarietà ipocrita e delle promesse virtuali dei politici fatte nei momenti di ricordo delle nostre ragazze, è il momento di passare ai fatti e di dimostrare con atti veri la vicinanza e l’affetto a chi è stata negata una vita a causa di incompetenze e superficialità. Il dolore è immane e la nostra ormai unica speranza, oltre a quella di dare giustizia e verità alle nostre ragazze, è di provare a sensibilizzare i nostri legislatori affinché dai terribili errori e leggerezze occorse alle nostre ragazze siano emesse nuove normative in materia di sicurezza dei viaggi in autobus a tutela per tutti quei giovani che continueranno a compiere esperienze di vita e d’integrazione socioculturale grazie anche a Erasmus». 

«Erasmus tuttavia continua a essere fondamentale per i nostri giovani, un progetto da migliorare, ma comunque fondamentale, lo spazio europeo, con i suoi problemi e le sue difficoltà, ma comunque il nostro spazio naturale. Alcune realtà territoriali che ospitano i nostri giovani del progetto Erasmus devono porre più attenzione e non considerare questo progetto Europeo un semplice business che incrementa il loro sporco Pil.
Le università che indicano ai propri studenti dove poter svolgere il progetto Erasmus, devono pretendere maggior sicurezza dalle Università ospitanti e fissare regole più precise almeno per tutte quelle associazioni che gravitano e assistano il mondo universitario. Non è accettabile che l’Esn Barcellona, associazione accreditata presso l’università ospitante, si permetta di organizzare una gita culturale senza ricercare e pretendere un minimo di sicurezza nella logistica, ma scegliendo il vettore soltanto sul prezzo al minimo ribasso, operando in nome e per conto di questi prestigiosi atenei».

«È inaccettabile che la magistratura italiana non abbia aperto un’inchiesta parallela il giorno successivo a questa tragedia, né tantomeno dopo i tre vergognosi tentativi di archiviazione, nessuno ufficialmente si è posto la domanda: ma cosa sta succedendo? Quale è la verità? Nessun ente pubblico e/o associazione si è impegnata affiancandoci, condividendo il nostro percorso nella ricerca di giustizia. Da parte di alcune istituzioni ci sono stati impegni verbali, sull’onda emotiva del momento, a cui non è stato dato seguito, nessuno ad oggi si è impegnato fattivamente, sostenendoci in questa lunga lotta senza fine. Ci auguriamo che da adesso lo stato italiano, Erasmus Plus, le università delle nostre ragazze e infine non per ultimo le Regioni di provenienza delle studentesse, oltre a futili e inutili proclami, dimostrino la loro seria e concreta volontà di costituirsi parte civile. Soltanto la tenacia di noi genitori è riuscita per il momento a mantenere aperto uno spiraglio per conoscere la verità e dare forse un giorno giustizia. Anche quest’anno in rispetto alle norme anti Covid e per il secondo anno consecutivo non potrò esternare la mia rabbia davanti all’ambasciata di Spagna a Roma, ma non appena la situazione lo permetterà mi recherò di nuovo là, per reclamare giustizia e ancora giustizia. L’amarezza è immensa, il dolore infinito, ma non ci arrenderemo, continueremo sino all’ultimo respiro a mantenere alta l’attenzione e la memoria, senza dimenticare le altre ragazze, anche loro figlie di una Europa troppo giovane.
Grazie per la Sua attenzione. Gabriele e Roberta Maestrini»

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