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In Maremma non nascono più imprese: -22% le nuove attività nel terziario nel 2020

Tra le imprese che resistono, almeno 450 sono di fatto "inattive", tenute a galla solo dai ristori. Confcommercio: "A rischio il 19% dei lavoratori nel commercio, turismo e servizi"

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GROSSETO – Nell’arco del 2020, l’anno dello scoppio della pandemia COVID-19, si è registrato un importante decremento del numero di nuove imprese nate nel terziario a Grosseto rispetto al 2019 (-22%).
Lo stesso è avvenuto con riferimento alle cessazioni di impresa (anche queste calate del -22%).

Questi, in estrema sintesi, i principali risultati che emergono dal focus di approfondimento sulle imprese del terziario della provincia di Grosseto, realizzato nell’ambito dell’Osservatorio Congiunturale Toscana da Confcommercio Toscana in collaborazione con Format Research.

L’indagine, effettuata a livello semestrale, fotografa nel dettaglio lo stato di salute delle imprese.

“Purtroppo, da questi dati, arriva la drammatica conferma che i settori da noi rappresentati stanno pagando le conseguenze più devastanti dall’emergenza sanitaria che ha caratterizzato questo ultimo anno – commentano da Confcommercio Grosseto – e dalle politiche attuate per la gestione del contenimento dei contagi”.

“Il fenomeno di ‘congelamento’ delle chiusure testimonia lo stato di incertezza degli operatori del territorio, che continuano a restare a galla grazie ai ristori erogati in favore delle categorie più colpite dalla crisi – spiegano ancora da Confcommercio Grosseto – Al di là degli aiuti, si stimano circa 450 imprese del terziario ancora in vita ma sostanzialmente ‘inattive’: si tratta degli operatori che hanno ricevuto i ristori senza averne veramente beneficiato e che, per questo, hanno di fatto bloccato l’attività”.

Sempre dall’indagine, emerge come le misure a contrasto della diffusione del virus abbiano interessato fortemente il territorio della provincia di Grosseto, annullando la ripresa della fiducia che si era rilevata nel corso dei mesi estivi.

Solo lieve l’ottimismo per i primi mesi del 2021 in termini di andamento dell’attività delle imprese del terziario, che sono falcidiate dal crollo dei ricavi nell’ultima parte dell’anno: l’indicatore congiunturale è a picco per settori quali la ricezione turistica (-70% le perdite sul 2019), la ristorazione (-63%) e il dettaglio non alimentare (-44%).

“Estremamente allarmante è lo scenario che si prospetta dal punto di vista dell’occupazione – continuano da Confcommercio Grosseto – Ed anche questo ci preoccupa non poco. Le previsioni degli imprenditori, da qui al 30 giugno 2021, sempre per quanto rilevato dall’indagine e come ben sappiamo avendo con loro un contatto costante e diretto, non lasciano spazio all’ottimismo”.

La sospensione del blocco dei licenziamenti dal prossimo mese di marzo rischia di rappresentare un colpo senza precedenti nel terziario a Grosseto: nel 2021 gli organici delle imprese potrebbero ridursi del -19%.

Altro fatto importante: l’introduzione del Cashback, secondo quanto emerso dallo studio, non agevola la normale ripresa delle attività per le imprese del commercio al dettaglio della provincia di Grosseto: l’80% lo considera non vantaggioso per la propria impresa, specialmente nell’attuale situazione di crisi.

In linea generale, fanno sapere dall’Ascom Confcommercio di Grosseto, il 75% dei commercianti lamenta le eccessive commissioni sulle transazioni con moneta elettronica, costi che ricadono sulle imprese già oppresse dal contesto di crisi economica.

Infine, in questo scenario, il giudizio delle imprese del terziario della provincia di Grosseto circa le misure anti-COVID adottate dal Governo centrale è divisivo per quel che riguarda la gestione sanitaria, ma fortemente negativo per quella economica: il 70% delle imprese ha ritenuto «inadeguate» le chiusure sotto il periodo natalizio (81% presso il turismo).

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