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I ristoratori bruciano le licenze in piazza: «Non hanno più valore» fotogallery

GROSSETO – Hanno bruciato le licenze, e anche le cartelle esattoriali «Che tanto i soldi per pagarle non ci sono». Questa mattina i ristoratori maremmani sono scesi in piazza, si sono dati appuntamento sotto Canapone, per dire che «la ristorazione è morta».

Protesta ristoratori

«Vogliamo ristori veri e subito, vogliamo la cassa integrazione per i nostri dipendenti, vogliamo lavorare».

«Sono mesi che siamo chiuse – protestano – a maggio, data prevista per la riapertura, saranno dieci mesi di chiusura su 15, a fronte di ristori irrisori. Non solo: ci dicono che rinvieranno le tasse, per pagarle quando? E con quali soldi? Le tasse di questi mesi devono essere cancellate».

«Ci è stato chiesto di metterci in regola sul fronte della sicurezza e l’abbiamo fatto: abbiamo ridotto e distanziato i tavoli, messo il plexiglass, distribuito disinfettante all’entrata, ed ora ci dicono che non basta. Possibile che siamo gli unici a diffondere il contagio. Non voglio fare la guerra ai negozi, che anzi sono felice lavorino, ma dov’é la differenza?».

Protesta ristoratori

«Dopo un anno di Dpcm e senza prospettive di riapertura certa le nostre licenze non hanno più valore, tanto vale bruciarle». I ristoratori hanno deciso di non incontrare i rappresentanti istituzionali «Questa protesta, questa piazza è nostra. Non vogliamo che ci entri la politica».

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