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Gessi rossi: lavoratori Venator scendono in piazza. «A rischio futuro di 800 famiglie» fotogallery

GROSSETO – «Qui si mette a rischio il futuro di 7-800 famiglie» il commento, amaro, viene dalle Rsu della Venator, che oggi sono scese in piazza con un presidio e hanno incontrato il presidente della Provincia, Antonfrancesco Vivarelli Colonna.

«Oltre ai lavoratori Venator – hanno detto i sindacalisti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl – la quesdtione riguarda anche altre aziende che lavorano nell’indotto, tra cui Solmine. Aziende che contribuiscono per il 30% al Pil della nostra provincia».

«Ci sembra assurdo aprire una crisi aziendale per un’azienda sana che ha sempre pagato gli stipendi e che negli anni ha fatto importanti investimenti, il tutto per problemi che sarebbero risolvibili. Chiediamo che sia trovata soluzione compatibile con salute e ambiente. Tra l’altro nel giro di un paio di anni l’azienda dimezzerà il prodotto di scarto (i gessi rossi) per questo è indispensabile trovare una soluzione».

Le Rsu hanno incontrato il presidente della provincia che ha detto come «Pur non avendo dirette competenze della gestione di questi affari, che sono in capo alla Regione, si farà promotore per portare le istanze dei lavoratori alla Regione».

Questa la lettera che i lavoratori hanno scritto:

“Sigg. Rappresentanti dei Cittadini e del Governo del Territorio,

siamo oggi qui in rappresentanza delle centinaia di lavoratori della Venator e del relativo indotto.

Con la fine del progetto di ripristino ambientale di Montioni previsto tra un anno, occorre individuare una nuova soluzione per lo stoccaggio dei gessi rossi prodotti nel ciclo di lavorazione del Biossido di Titanio, pigmento presente in innumerevoli prodotti di uso quotidiano.

Il 4 Marzo, in Regione la Conferenza dei Servizi dovrà esprimersi sulla proposta fatta da Accornero SRL per il ripristino della ex-cava di Caolino di Pietratonda sita nel comune di Campagnatico.

Gli studi tecnici e le indagini geologiche a quanto ci risulta, confermano l’idoneità della scelta, inoltre l’esperienza ventennale acquisita dal ripristino effettuato nella cava di Montioni, che anche il Presidente della Provincia ha avuto modo di visitare recentemente, dà ampie garanzie sulla sicurezza della soluzione scelta sotto tutti i punti di vista.

Per noi lavoratori sono di primaria importanza la tutela della salute e dell’ambiente sia internamente alla Fabbrica, che all’esterno. Saremmo noi i primi ad opporci a soluzioni che comportino rischi, qualora fossero oggettivamente comprovati dagli enti preposti di controllo.

Purtroppo è semplice creare allarmismi e timori nella popolazione con argomentazioni infondate, che sono state infatti puntualmente smentite da controlli approfonditi svolti sul sito di Montioni e dagli studi scientifici effettuati sul sito di Pietratonda.

Sapete bene che la decisone che verrà presa a riguardo è di vitale importanza, in quanto se l’Azienda non troverà il modo di ricollocare tali gessi, nel giro di un anno sarà fermata l’attività produttiva con tutte le conseguenze che ne scaturiranno, ovvero la perdita di moltissimi posti lavoro, con tragiche ripercussioni sia sociali che economiche per tutta la Maremma del nord.

Per questo chiediamo alla Politica un’assunzione di responsabilità per individuare una soluzione che garantisca salute, ambiente e lavoro e che sia immediatamente attuabile, visti i tempi ristretti a nostra disposizione.

Vi chiediamo quindi di farvi promotori affinché i processi di valutazione e autorizzazione seguano un percorso basato su considerazioni tecniche e oggettive e non sugli umori e le paure che sono fin troppo facilmente influenzabili e manipolabili”.

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