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Gessi rossi a Pietratonda: «I sindacati accusano gli ambientalisti dei ritardi, ma sbagliano»

PIETRATONDA – «Cgil Cisl e Uil tuonano contro i ritardi nella “soluzione di un problema ambientale presente a Pietratonda”, ritardo creato, a loro dire, dai Comitati ambientalisti. Magari i Comitati avessero il potere di pesare così nelle decisioni che riguardano la salvaguardia ambientale» a dirlo il Comitato Val di Farma che risponde così ai sindacati.

«La decisione slitta, in realtà, perché gli enti preposti che “hanno competenze specifiche in materia”, hanno ritenuto opportuno indagare a fondo e perché hanno ritenuto valide, e non certo prive di fondamento, le preoccupazioni dei cittadini. Forse i tre sindacati si sfogano con i Comitati ambientalisti perché non possono accusare la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio che ha espresso parere negativo sul progetto? E perché non possono accusare l’Arpat o l’Autorità di bacino che hanno sottolineato inesattezze e richiesto ulteriori studi e ben un anno di ulteriori analisi? E “dimenticano” di sottolineare che tali richieste e il parere negativo, sono arrivati, perché i progetti presentati dal proponente sono carenti e mancano informazioni fondamentali, come sottolineato da alcuni enti».

«Cgil Cisl e Uil affermano che il gesso rosso non è inquinante, quando è ormai ampiamente dimostrato e definito da almeno un ventennio di referti analitici e relativi pareri di enti competenti, che tale materiale diventa pericoloso se in contatto con l’acqua. Ci incuriosiscono i tre quando sostengono che il gesso rosso viene utilizzato da sempre come ammendante: è storia scritta il tentativo fatto in tal senso nel 2011, ma fallito; i gessi rossi non sono stati ritenuti idonei allo scopo: stanno forse dicendo che sono stati comunque – contro la legge – usati come ammendante?»

«E ci verrebbe quasi da ridere –se non fosse tragico trattare con tale superficialità un tema pubblico! – leggendo che “secondo le organizzazioni sindacali, le acque presenti nel lago dell’Incrociata sono essenzialmente piovane”: forse sfugge loro che in un procedimento autorizzativo formale non contano le opinioni, ma i dati; ed è evidente che i sindacati questi dati non li conoscono. Ma veniamo al punto cruciale che sicuramente ci trova tutti d’accordo: la preoccupazione relativa ai posti di lavoro, assolutamente da salvaguardare (lo dicono loro e lo pensiamo anche noi) ma non certo al prezzo della salute, aggiungiamo solo noi. E’ il solito, trito, ricatto occupazionale, con numeri e cifre e percentuali snocciolate per impressionare, ma senza una seria analisi a lungo termine, tirate fuori quando le altre argomentazioni non reggono» prosegue il Comitato.

«I sindacati hanno per definizione il compito di tutelare l’occupazione e i diritti dei lavoratori, tuttavia NON piegandosi alle volontà della multinazionale di turno, ma, piuttosto, difendendo i posti di lavoro a lungo termine, facendo pressione sull’azienda perchè passi ad una produzione pìù sostenibile, è in questo caso ci vuole davvero poco visto che è inammissibile, nell’era dell’economia circolare, che per un kg di prodotto si producano 7 kg di scorie. Quale sia questa modalità produttiva non sta a noi ambientalisti dirlo, sta piuttosto all’azienda considerando che in altre parti del mondo, la stessa Azienda usa metodi di produzione assai più sostenibili».

«Ci aspetteremmo lungimiranza da quei sindacati che tuonano sempre per tutelare i lavoratori, mentre dovrebbero organizzarsi e delineare una strategia per affrontare l’eventualità che il biossido di titanio venga dichiarato definitivamente cancerogeno. Se così fosse la produzione subirebbe un grave colpo; a chi daranno la colpa in quel caso?»

«In conclusione, riteniamo che i dirigenti dei sindacati, prima di esprimere pubblicamente le loro “opinioni personali”, debbano documentarsi adeguatamente e studiare la mole ingente di documentazione prodotta nell’ambito nel procedimento autorizzativo di cui parlano; magari si accorgerebbero che nelle nostre Osservazioni, è più volte citata anche la tutela dei lavoratori che dovrebbero movimentare i gessi rossi respirando sostanze dichiarate tossiche per inalazione… oppure questi sono lavoratori di serie B?». 

«Pensiamo sia giunto il momento di smetterla di usare risorse pubbliche e private per dimostrare la non fattibilità di un progetto che si mostrava – per la documentazione già disponibile da 15 anni! – non fattibile dal principio. Ogni qual volta si prende in esame l’ipotesi di stoccare tali rifiuti nel nostro bellissimo territorio, benché si cerchino zone “nascoste”, emerge sempre il rischio di contaminarlo con centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali contenenti metalli pesanti, molti dei quali cancerogeni o probabili cancerogeni: questa è un’ipotesi che non è più accettabile di prendere in esame ed è ora di mettere un definitivo stop a questo incessante braccio di ferro con industrie che non portano avanti un sistema di produzione all’avanguardia rispetto alla minimizzazione dell’impatto ambientale».

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