#tiromancino – Amiata: Lo strano caso della ricchezza prodotta dalla geotermia che alcuni disdegnano

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GROSSETO – Se i produttori di vino, olio, salumi, dolci e castagne dell’Amiata grossetano potranno spostare più speditamente e a costi minori i loro prodotti, lo dovranno alla geotermia.

Se i turisti potranno raggiungere più velocemente e in sicurezza agriturismi, seconde case e alberghi, oppure gl’impianti sciistici sulla vetta dell’Amiata, lo dovranno alla geotermia.

Se gli abitanti degli otto Comuni amiatini potranno arrivare all’ospedale di Grosseto in mezzora, lo dovranno alla geotermia.

O meglio, lo dovranno al fondo geotermico di Co.Svi.G. (consorzio di sviluppo geotermico), alimentato dalle royalties che Enel Green Power versa per lo sfruttamento dei campi geotermici. Fondo che sta finanziando l’adeguamento a standard accettabili di percorribilità della “carrereccia” provinciale 64 del “Cipressino”, che collega i paesi montani a Paganico. Dove c’è l’intersezione con la E78, strada dei “Due Mari”. Un’opera della quale si parlava da trent’anni, per completare la quale ci vorranno circa 60 milioni di euro, di cui ne sono già disponibili 6,2 proprio grazie al fondo geotermico. Tant’è che i lavori sono iniziati su un primo lotto, per eliminare due chilometri di curve pericolose. Ma anche in futuro, i 54 milioni mancanti potranno derivare in buona parte solo dalla geotermia, considerato che la strada è di proprietà della Provincia di Grosseto. Che a oggi è al massimo in grado di comprare qualche guard-rail e un mazzo di segnali stradali.

Quel che detto per l’Amiata, inoltre, vale più o meno anche per la zona di Monterotondo Marittimo, Montieri e Massa Marittima, che ricade nella cosiddetta «area di coltivazione geotermica tradizionale». Complessivamente, infatti, dal 2018 al 2024 il fondo geotermico distribuirà 24 milioni di euro, buona parte dei quali utilizzati per migliorare la disgraziata viabilità locale; come i 7,3 milioni destinati all’ammodernamento della strada statale 439 “Sarzanese-Valdera”, che collega Follonica a Massa Marittima e Monterotondo.

Al netto di molte altre successive considerazioni sui vantaggi ambientali della geotermia, non si capisce quindi il motivo per cui in provincia di Grosseto c’è chi si fa carico di un’opposizione altisonante a qualunque sviluppo della geotermia. Anche tenendo conto del fatto che i 37 siti toscani di produzione di energia da fonte geotermica gestiti da Enel Green Power, nelle province di Grosseto, Siena e Pisa danno lavoro a 700 addetti diretti, 2.000 indiretti, e a una quarantina di aziende (i cui dipendenti sono garantiti da una clausola sociale, in caso perdano un appalto). Per una ricaduta complessiva di circa 70 milioni di euro. Più che un “ricatto” una discreta opportunità occupazionale. Per territori storicamente depressi dal punto di vista economico.

Ad ogni modo, gli eventi sono prossimi all’epilogo. Il neoministro alla «transizione economica» Roberto Cingolani, infatti, è atteso al varco. E tutti si aspettano che sblocchi l’indegno stallo del cosiddetto Fer-2 (decreto per il fondo delle energie rinnovabili), che da due anni impedisce di assegnare gl’incentivi all’utilizzo delle diverse fonti rinnovabili. Anche qui, guarda caso, c’è un chiassoso manipolo di oppositori alla valorizzazione della geotermia. Nonostante gl’incentivi statali per un TWh (Terawatt = un miliardo di kilowatt/ora) prodotto con la geotermia siano 18 milioni di euro, a fronte della media dei 104,3 milioni per ogni TWh prodotto con altre fonti rinnovabili.

Nel 2024, invece, scadrà il termine della concessione per lo sfruttamento della geotermia da parte di Enel Green Power, e la Regione dovrà svolgere una gara internazionale per individuare il nuovo gestore. La conseguenza di queste due variabili sospese, è che Enel Green Power – leader mondiale nelle coltivazioni geotermiche, impegnato con progetti anche in molti altri Stati – si è collocata su una linea attendista. Limitandosi allo stretto indispensabile nella gestione delle centrali.

Ciò detto, la geotermia è una risorsa ampiamente sottoutilizzata, nonostante sul piano scientifico a livello mondiale sia riconosciuta come fonte rinnovabile. In Italia la geotermia «ad alta entalpia» (con fluidi geotermici sopra i 180°) è praticamente tutta in Toscana. Dove nel 2017 è stato raggiunto il picco produttivo con 6 TWh (terawatt), corrispondenti a un terzo del fabbisogno energetico di tutta la Toscana. Una produzione che potrebbe crescere di altri 3.000 MW e sul piano nazionale soddisfare fino al 12% della domanda nazionale di energia elettrica, rispetto all’attuale 2% circa.

Certo lo sfruttamento dei fluidi geotermici è un’attività industriale vera e propria, e in quanto tale non è ovviamente a impatto zero. Ma i recenti aggiornamenti tecnologici consentono tranquillamente di gestire l’emungimento del fluido, la sua filtrazione dei gas incondensabili attraverso i sistemi Amis (abbattimento mercurio e idrogeno solforato) e la re-immissione nel sottosuolo dell’acqua. Così da preservare il serbatoio geotermico sotterraneo. Oltre al fatto che enti di controllo come Arpat hanno tutte le competenze per tenere sotto controllo i titolari delle concessioni di sfruttamento.

D’altra parte, la grande maggioranza di geologi e studiosi concordano nel dire che le opere di captazione non danneggiano i corpi idrici potabili superficiali, perché i giacimenti geotermici sono collocati molto più in profondità e sono isolati dalle acque soprastanti da un «cappello» che ha varie composizioni geologiche. Stessa considerazione per le acque termali: a diverse profondità e con temperature molto più basse.

Il reinserimento dell’acqua nelle cavità geotermiche caratterizzate da altissime temperature, inoltre, consente di mantenere costante e sotto controllo la loro pressione. Evitando così cedimenti superficiali del terreno e garantendo uno sfruttamento h24 per 365 giorni all’anno del vapore geotermico. Non a caso in tutto il mondo sta esplodendo il ricorso a questa fonte rinnovabile, con Enel Green Power leader nel settore in forza delle competenze acquisite nel più antico campo geotermico del mondo: quello della zona tradizionale di Larderello-Pomarance-Castelnuovo Valdicecina.

Anche l’Amiata, se solo si superassero le resistenze di un ambientalismo ideologizzato e antimoderno, potrebbe trarre grande giovamento da una maggiore coltivazione dei suoi campi geotermici. Sia sotto il profilo della produzione energetica, che in quello delle applicazioni del potenziale termico: dal teleriscaldamento, già attivo in alcuni Comuni (ancora pochi), all’utilizzo industriale come nello stabilimento di Bagnore di Grandi Salumifici Italiani, dove cento addetti cucinano i “Teneroni” di Casa Modena, fino alla piscina riscaldata con la geotermia che a breve avranno a disposizione gli abitanti di Santa Fiora. Anzi, a dire il vero, non si capisce bene perché il fluido geotermico non sia già stato sfruttato di più e meglio. Magari a discapito di altre fonti energetiche più inquinanti, tipo il gas………O forse sì.

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