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Gessi rossi, ambientalisti: «Servono soluzioni alternative. Basta riempire le cave»

SCARLINO – Servono soluzioni alternative per lo stoccaggio e lo smaltimento dei Gessi rossi. A chiederlo è un gruppo di associazioni tra cui Forum Ambientalista, Italia Nostra, Wwf, Grosseto al centro, Comitato di Paganico, Comitato Bruna.

«Per lo smaltimento dei rifiuti speciali prodotti al Casone, in quindici anni sono stati individuati e discussi quattro siti alternativi a Montioni: Roccastrada, Vallina, Bartolina e Pietratonda» affermano dal gruppo di comitati.

Ora, anche l’ipotesi Pietratonda sembrerebbe al tramonto. Perché insistere su questa strada? Perché ostinarsi a cercare un nuovo sito, una cava, una miniera, o magari riprovarci con la Bartolina? Purtroppo lo stoccaggio nelle cave avrà sempre il problema della solubilità dei gessi rossi, che per questo non devono essere posti in prossimità di falde e corsi d’acqua. Tanto più che ora l’Ue ha classificato il biossido di titanio in polvere cancerogeno per inalazione, materiale che dovrebbe essere scaricato dai camion e pressato con gli escavatori, con potenziale rischio per le popolazioni limitrofe. Le Associazioni maremmane, chiedono da tempo che venga abbandonata definitivamente l’ipotesi di riempire di rifiuti le cave. Serve una soluzione diversa, nuova, anzi, moderna, e proponiamo tre argomenti di dibattito, tra quelli possibili».

«1.Cercare nuove soluzioni per il trattamento, la valorizzazione, e il reale fine vita del rifiuto. Attraverso un concorso di idee tecniche e scientifiche, magari un bando, con una giornata presso lo stabilimento, coinvolgendo i centri di eccellenza accademica che si occupano di materiali, come l’INSTM di Firenze o il Politecnico di Milano.

2.Cambiare il ciclo di produzione, come ventilato sin dagli accordi territoriali del 2004. Il processo produttivo al cloruro, con rutilo, come praticato negli Usa, è nel know-how della Venator e non produce questa immensa quantità di rifiuti come quello al solfato.

3.Realizzare una discarica ad hoc in un’area argillosa, lontana dalle falde, con le procedure della discarica, e con il consenso dell’area; in tal caso la Regione potrebbe, ad esempio, aiutare la fabbrica rivedendo gli oneri di discarica in favore dell’occupazione» concludono Forum Ambientalista, coordinamento regionale Toscana Italia Nostra onlus, sezione Maremma Toscana Wwf – Provincia di Grosseto, Grosseto al centro, Comitato di Paganico Comitato Bruna.

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