Sindacati dicono no alla delocalizzazione della produzione Eurovinil in Asia

GROSSETO – Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil e Rsu Eurovinil sono «fortemente allarmati per la decisione anticipata da Eurovinil (gruppo Survitec) di delocalizzare in Cambogia la produzione delle zattere di salvataggio, attualmente realizzate nel capannone di via Genova».

«Se come sembra questa decisione fosse portata in fondo dalla multinazionale inglese Survitec – spiegano i sindacati – comporterebbe il definitivo depauperamento di un qualificato patrimonio tecnologico e professionale, dovuto alla grande competenza delle maestranze aziendali. Col conseguente depotenziamento di un impianto che sarebbe privato dell’ultima funzione produttiva rimasta».

«Non ci convincono infatti le rassicurazioni sul riassetto aziendale basato sul rafforzamento della funzione di service (progettazione, assistenza e manutenzione) per i nuovi prodotti eventualmente immessi sul mercato. Quello che si prospetta con la delocalizzazione in Cambogia, piuttosto, è lo svuotamento di funzioni e attività, che riteniamo derivi più da obiettivi di cassa che da ragioni propriamente industriali. Non ci convince pertanto la giustificazione della riduzione dei costi di produzione, perché riteniamo non sia sufficiente tagliarli per reggere sul mercato. Obiettivo che si raggiunge invece sviluppando il proprio know how in ogni fase del processo produttivo e della qualità del prodotto» proseguono i sindacati.

«Le lavoratrici ed i lavoratori, a tutti i livelli, con professionalità, grande senso di responsabilità e sacrificio, hanno contribuito a mantenere alta la produttività e la capacità di Eurovinil e del gruppo Survitec di stare sui mercati. Anche dopo la faticosa ripartenza dovuta alla cessazione della produzione delle tende, accettando da anni contratti “stagionali” pur di avere un’occupazione, seppure non stabile. Consentendo di fatto all’azienda d raggiungere la stabilità economica.

«Il progetto di delocalizzazione della produzione delle zattere in Cambogia rischia non solo di perdere una produzione, l’ultima rimasta come già detto, ma anche delle professionalità che lavorano all’Eurovinil: 29 addetti, di cui 12 donne, a cui si aggiungono una ventina di lavoratori stagionali. Per questo è essenziale che l’azienda riveda le proprie intenzioni».

Il sindacato, da parte sua, «è intenzionato a difendere con forza il presidio produttivo e i livelli occupazionali, ritenendo inaccettabile che a fare le spese della paventata riorganizzazione aziendale siano come sempre i lavoratori. Considerata la crisi pandemica di cui ancora non s’intravede il superamento, e visto lo sforzo che nel Paese si sta facendo per gettare le basi della ripartenza puntando sulle risorse economiche del Recovery Fund, infatti, scelte di questo genere tagliano le gambe a qualsiasi tentativo di rimettere in carreggiata l’economia. Tanto più che nel nostro territorio è convinzione diffusa che il rafforzamento del tessuto produttivo manifatturiero rappresenterebbe un volano per la crescita economica».

«A fronte delle scelte di Survitec-Eurovinil, pertanto, siamo convinti che si debbano attivare tutte le forze del territorio. A partire da Comune, Provincia e Regione e dai rappresentanti politici eletti in Parlamento. Perché – concludono Cgil, Cisl, Uil e Rsu aziendale – non è a rischio solo un’azienda storica, fautrice di numerose innovazioni di successo nel campo della nautica e della lavorazione della gomma, ma l’idea stessa che questo territorio possa avvalersi di un motore di sviluppo basato su attività produttive manifatturiere qualificate generatrici di reddito e occupazione».

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