Coronavirus, l’attacco della Cgil: «Troppo personale Asl ancora senza vaccino»

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GROSSEO – «La prima fase di vaccinazione del personale sanitario si sta concludendo ma ne rimarranno escluse troppe persone esposte al rischio di contagio, impiegate negli appalti pubblici, oppure amministrativi impegnati al pubblico, nelle accettazione dei vari servizi, e molti altri ancora. Questo è inaccettabile, tanto più che nelle scorse settimane è stata privilegiata la vaccinazione indistinta del personale delle associazioni che gestiscono il trasporto socio-sanitario, amministrativi e tecnici compresi, senza che venisse fatta una valutazione preventiva dell’esposizione al rischio». Lo sottolinea il segretario della Fp Cgil, Salvatore Gallotta.

«Rispetto a questo fatto  aggiunge – ci viene comunicato che, al di là di disguidi e ritardi dovuti alla scarsità del siero, la mancata vaccinazione di una bella fetta del personale di prima linea o in aree particolarmente sensibili per l’alta concentrazione di persone, è dovuta a una scelta precisa dell’Assessorato regionale alla salute. Scelta che non condividiamo e rispetto alla quale chiediamo un’immediata retromarcia.

Con tutto il rispetto per il lavoro svolto dai volontari delle associazioni che supportano il 118, non possono venire prima, semmai al pari, dei dipendenti del Servizio sanitario regionale o del personale degli appalti che lavorano nell’ospedale, al Cup, nei poliambulatori o nelle accettazioni. Prima di chi lavora negli appalti di pulizie, manutenzioni e cucine. Prima degli operatori dei Centri diurni, di chi opera nei distretti o del personale amministrativo coinvolto nelle vaccinazioni o nei servizi territoriali rivolti all’utenza. Seppur per pochi giorni, a inizio dicembre è stata data la possibilità di prenotarsi per essere vaccinati, ma è stato difficile registrarsi ed è inoltre mancata una capillare informazione in quei momenti specifici».

«Sono stati adottati criteri di selezione e priorità troppo generici – conclude Gallotta –  e quindi gravemente discriminanti rispetto ai rischi reali di contagio di parte del personale. Per questi motivi a tutto il personale dipendente Usl diretto e degli appalti oggi si dovrebbe dare la possibilità di potersi vaccinare con l’inizio della seconda fase vaccinale. Ed è per questo che la Regione deve immediatamente ovviare ai propri errori, e scegliendo di vaccinare prima di tutti coloro che sono a rischio effettivo per le proprie mansioni. A prescindere dalla qualifica formale o meno di operatore sanitario».

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