Ulmi: «Carenza di medici di base nelle zone marginali. E’ una limitazione del diritto alla salute»

FIRENZE – “La ricerca di un medico di famiglia, in alcune zone della Toscana ed in particolare in Maremma, nel pistoiese, in Lucchesia e sulle isole, è sempre più difficile. La Regione non può assistere passivamente a quello che è una chiara limitazione del diritto di molti cittadini alla salute ed all’assistenza sanitaria”. Così il consigliere regionale della Lega, e vicepresidente della Commissione Sanità, Andrea Ulmi introduce la sua interrogazione all’assessore regionale alla sanità Simone Bezzini.

“Il ritiro dei medici per pensionamento o anche il trasferimento in altre zone, magari più vicine alla città o alle realtà più popolose – afferma Ulmi- non sta portando con sé il dovuto ricambio. Quella che, all’inizio, poteva sembrare una problematica locale di una determinata realtà, in poche settimane si sta espandendo a macchia d’olio anche ad altri comuni. A sollevare questa grave criticità non sono più solo i cittadini, ma anche i sindaci, indipendentemente dai colori politici. Questo deve far riflettere su un diritto alla salute ed all’assistenza che, di fatto, ai cittadini viene limitato e sappiamo bene quanto delicate siano alcune realtà marginali delle province toscane dove la popolazione ha un’età elevata e, dunque, è più bisognosa di assistenza”.

Al momento le criticità maggiori su questa problematica sono arrivate dal grossetano, dal pistoiese, dalla Lucchesia e dalle isole. Ulmi pone tre domande all’assessore regionale Bezzini ed al presidente Eugenio Giani. “E’ importante capire- afferma il vicepresidente della Commissione Sanità- se la Regione è a conoscenza del problema e se abbia intrapreso azioni per risolverlo. Vorrei capire il ‘saldo’ dei medici di base sul territorio regionale, compreso quello in prospettiva per il futuro ed in particolar modo nelle aree marginali. Infine è importante comprendere se in Conferenza Stato-Regioni la Toscana ha mai aperto una discussione relativamente all’accordo nazionale che consenta, attraverso incentivi ad hoc, la copertura di aree critiche in cui, a mio giudizio, si determina una gravissima carenza assistenziale per i cittadini”.

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