Lo “Spiegone” sulla crisi di Governo: Fico, Conte ter e Mattarella, a che punto siamo?

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GROSSETO – Inauguriamo oggi un nuovo spazio del nostro giornale. Si chiama “Spiegone” e prende ispirazione dal famoso Spiegone Damilano che apre le puntate di Propaganda Live su La7 ogni venerdì.

Ma che cosa è lo “Spiegone” che leggerete su IlGiunco.net? Si tratta si uno spazio nel quale cerchiamo di spiegare e riassumere fatti e situazioni che sono particolarmente importanti e nei quali si può perdere il filo e non capire bene a che punto siamo. Tanto per farvi capire, un esempio che calza a pennello e che sarà anche il tema di questa prima puntata dello Spiegone è la “Crisi di Governo”.

Cosa sta succedendo in Italia?

Anche per gli analisti politici è difficile stare dietro all’estrema “dinamicità” della politica del Bel Paese. Quello che è certo è che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è dimesso e che, concluse le consultazioni del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha affidato al presidente della Camera Roberto Fico il mandato esplorativo per verificare l’esistenza di una maggioranza tra le forze politiche che appoggiavano il Governo Conte 2 visto che, spiega il capo dello Stato, dai suoi incontri è “emersa la prospettiva di una maggioranza politica composta a partire dai gruppi che sostenevano il governo precedente”.

Ma facciamo un po’ di chiarezza: cos’è il mandato esplorativo?

La sua definizione non è contenuta nella Costituzione, né tanto meno in altre leggi ordinarie o regolamenti. Si tratta di una prassi non codificata. E’ comunque sul sito governo.it, nella sezione “La formazione del Governo”, che leggiamo qualche riferimento in merito: “Anche se non espressamente previsto dalla Costituzione, il conferimento dell’incarico può essere preceduto da un mandato esplorativo che si rende necessario quando le consultazioni non abbiano dato indicazioni significative”. E’ dunque un incarico che il presidente della Repubblica affida ad una figura terza laddove le consultazioni con le forze politiche parlamentari non abbiano dato nessun esito.

Nella prassi politica il mandato esplorativo ha finito con l’assumere una definizione più specifica: da quando è stato adottato la prima volta, nel 1957, è stato affidato ai presidenti di Camera o Senato, dunque a una figura istituzionale che non sarebbe destinata a diventare il futuro presidente del Consiglio, ma che avrebbe solo il compito di verificare l’esistenza di una maggioranza svolgendo consultazioni al posto del presidente.

Chi ha ricevuto questo mandato svolge una serie di incontri con le forze politiche al termine delle quali riferisce il risultato al capo dello Stato. Se anche queste consultazioni non danno alcun esito, il capo dello Stato può decidere – una volta concluso l’incarico esplorativo – di affidarne subito un altro ad un’altra figura, o per verificare ipotesi di maggioranze diverse (come è successo nel 2018 con la presidente del Senato Elisabetta Casellati e il presidente della Camera Roberto Fico) o per provare a rafforzare l’ipotesi di una specifica maggioranza.

Nella storia della Repubblica sono stati affidati 12 mandati esplorativi, 13 se comprendiamo l’ultimo dato a Fico: sette a presidenti del Senato e quattro a quelli della Camera. Il primo a ricevere un mandato esplorativo fu Cesare Merzagora, nel 1957, dall’allora capo dello Stato Giovanni Gronchi: l’incarico si concluse con successo e con la formazione di un nuovo governo. Nel 1968 toccò a Sandro Pertini (ricevuto da Giuseppe Saragat): anche quello andò a buon fine con la nascita del governo Rumor. Riuscirono, sia nel 1969 che nel 1986, anche i tentativi di Amintore Fanfani, in entrambi i casi presidente del Senato: nel secondo caso nacque il governo Craxi bis.

La prima donna a ricevere il mandato esplorativo fu Nilde Iotti nel 1987, quando era presidente della Camera. In quel caso, però, il tentativo fallì. Due anni dopo toccò a Giovanni Spadolini.

Nove dei 13 mandati esplorativi sono stati affidati durante la Prima Repubblica. Negli anni ’90 nessun ricorso all’istituto: con la fine della Prima Repubblica e la modifica della legge elettorale (Legge Mattarella), il sistema si è andato bipolarizzando, rendendo gli esiti delle elezioni più certi. Nel 2008 (la legge elettorale era cambiata, Legge Calderoli), però, l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affidò un incarico esplorativo al presidente del Senato Franco Marini: non andò a buon fine e si tornò al voto dopo lo scioglimento delle Camere.

Passano 10 anni e si arriva al 2018, in questa legislatura, all’indomani delle ultime elezioni politiche: dopo le prime consultazioni, Mattarella affida l’incarico esplorativo prima alla presidente del Senato, Elisabetta Casellati, poi a quello della Camera, Roberto Fico. In entrambi i casi, però, il tentativo fallisce: solo dopo un mese si arriverà alla formazione del governo M5s-Lega.

E oggi?

Si sta tenendo nella sala della Lupa a Montecitorio il tavolo tecnico sul programma organizzato da Roberto Fico. Ieri il presidente della Camera ha infatti completato il suo giro di consultazioni alla ricerca di un nuovo governo dentro il perimetro della vecchia maggioranza. E il risultato è che questa mattina, poco prima delle 10, si è aperto un tavolo tecnico a Montecitorio, per discutere di programmi e contenuti allo scopo di dare vita a un esecutivo che porti a termine la legislatura. Al tavolo tecnico stanno partecipando i capigruppo del M5s Davide Crippa ed Ettore Licheri, quelli del Pd Graziano Delrio e Andrea Marcucci, per Italia Viva i capigruppo Maria Elena Boschi e Davide Faraone, per Liberi e Uguali Federico Fornaro e Loredana De Petris, per ‘Europeisti – Maie – Centro Democratico’ del Senato i senatori Raffaele Fantetti e Maurizio Buccarella, per il gruppo parlamentare ‘Per le Autonomie del Senato Albert Laniece e Gianclaudio Bressa, per Cd-Maie Bruno Tabacci ed Antonio Tasso.

Domani la scadenza: Fico dovrà riferire al presidente della Repubblica l’esito delle sue consultazioni. Dopo di che la palla tornerà nelle mani di Mattarella. Che cosa succerà? Ancora tutto è possibile, anche se l’ipotesi più probabile rimane quella del Conte ter.

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