Il Governo resta in piedi: maggioranza debole anche al Senato. Conte cerca nuovi alleati

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ROMA – 156 voti favorevoli, 140 contrari e 16 astenuti: il Governo Conte non raggiunge la maggioranza assoluta in Senato (161), ma i consensi conquistati gli permettono di andare avanti.

Il verdetto dell’aula di Palazzo Madama arriva dopo le 22 avvolto dalle polemiche: l’ex cinquestelle Lello Ciampolillo, ora nel gruppo misto, e il socialista Riccardo Nencini votano in extremis a favore del Governo. Lega e Fratelli d’Italia insorgono, e annunciano che si appelleranno al Colle per far invalidare la loro votazione.

Italia Viva, nonostante i duri toni adottati da Matteo Renzi e l’ex ministro Teresa Bellanova durante le loro dichiarazioni di voto, conferma l’astensione, in segno di “disponibilità” a discutere ancora con la maggioranza. Se Italia Viva non si fosse astenuta e avesse votato per la sfiducia al Governo, passando così all’opposizione, i rapporti di forza al Senato sarebbero cambiati: senza Nencini (nel gruppo parlamentare Italia Viva – Partito socialista), sono infatti 17 in tutto, contando anche un senatore assente per Covid, e dunque sommati ai 140 no delle opposizioni supererebbero l’attuale maggioranza).

La lunga giornata politica di ieri è iniziata alle 9.30, quando il presidente Conte è arrivato in Senato ed è partito con il suo discorso dopo aver conquistato la fiducia alla Camera il giorno prima con 321 sì.

La senatrice Liliana Segre è scesa a Roma da Milano per dare il proprio sostegno al Governo Conte ed è accolta da un lungo applauso. A metà mattinata l’asticella segna quota 153 voti certi in favore dell’esecutivo, otto in meno dalla maggioranza assoluta pari a 161. All’appello manca anche il voto di un senatore pentastellato, assente per Covid.

Annunciano il voto favorevole anche il senatore a vita Mario Monti, la senatrice a vita Elena Cattaneo e Pier Ferdinando Casini (Gruppo per le autonomie). Non ci sono Renzo Piano e Carlo Rubbia. Per il sì sono poi arruolati la moglie di Clemente Mastella Alessandrina Lonardo (misto), l’ex M5s Maurizio Buccarella (misto), Tommaso Cerno (misto), che annuncia di tornare nel Pd, e Gregorio De Falco (misto).

Durante tutta la giornata si è sperato anche nell’effetto Polverini (che alla Camera ha votato la fiducia lasciando Forza Italia): e in serata sono due i senatori azzurri che votano sì, Maria Rosaria Rossi, che è la vera sorpresa, visto che era fra le fedelissime di Silvio Berlusconi, e Andrea Causin. I due senatori sono stati immediatamente espulsi dal partito.

Ovviamente una maggioranza così risicata non dà nessuna certezza al Governo. Il piano è andare avanti, non curandosi delle grida indignate delle opposizioni. Non dimettersi, ma semmai salire oggi stesso al Colle per riferire al presidente Sergio Mattarella. C’è da lavorare per far approvare Recovery e scostamento di bilancio, c’è da affidare il Ministero dell’Agricoltura e dare la caccia ai responsabili per allargare la maggioranza.

La sofferta fiducia conquistata in Senato è per Conte «un punto di partenza», ma il finale è totalmente incerto.

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