Nove anni fa il naufragio della Concordia: «Quella notte con la barca a salvare i naufraghi»

ISOLA DEL GIGLIO – «Oggi il mio pensiero va a quella interminabile, lunghissima notte nella quale purtroppo ero presente e insieme ai miei colleghi eravamo stati chiamati per soccorrere i viaggiatori e il personale di bordo della Costa Concordia che stava naufragando davanti allo Scoglio della Gabbianara. Ero imbarcato sulla M/T Aegilium della Società Toremar e a bordo del piccolo mezzo veloce ci siamo recati lungo la costa per cercare persone che avevano bisogno di aiuto… la confusione era infinita…» così comincia il racconto, il ricordo di Massimo Bancalà, che nove anni fa era presente quando la Concordia affondo nelle acque di Isola del Giglio.

«E’ difficile dimenticare quanto vissuto durante quella notte… scene, che fino a quel momento, avevo visto soltanto nei film. A distanza di nove anni, ho ancora impressi vividamente nella mente gli sguardi impauriti delle persone infreddolite, la concitazione di quei momenti per cercare di fare il possibile in una situazione che aveva dell’impossibile. Rivivere questi ricordi, ancora oggi, seppur dopo tutti questi anni, mi commuove moltissimo».

«Ricordo la disponibilità dei miei compaesani che cercavano di dare aiuto e conforto, come meglio potevano, a quei passeggeri disorientati e mezzi assiderati dal freddo con coperte e latte caldo. Ricordo di quando abbiamo recuperato ottanta naufraghi dagli autogonfiabili; di quando siamo stati calati con il mezzo veloce di emergenza per andare a controllare la fiancata di dritta ormai sommersa della nave, dove, fortunatamente, non trovammo nessuno».

«Ricordo quando d’un tratto dagli  scogli tra la Gabbianara e Cala di Mezzo, una luce ci faceva dei segnali… ci siamo avvicinati per vedere se avessero avuto bisogno di aiuto. In quel tratto di costa gli scogli erano ripidi e non permettevano di imbarcare queste persone sul nostro mezzo, così, dal momento che conoscevo molto bene quella zona, ho consigliato loro di andare alla cala successiva dove la pendenza degli scogli avrebbe consentito un più agevole recupero» prose Bancalà.

«Arrivati nella cala abbiamo imbarcato due persone che erano componenti dell’equipaggio della Concordia; uno di loro mi chiese di andare sul lato sinistro dove stavano scendendo i passeggeri dalle biscagline, ma per le onde che facevano i mezzi di soccorso e il vento di grecale iniziavamo ad imbarcare acqua, così abbiamo deciso di rientrare al Porto. Dopo aver sceso queste due persone ai pontili galleggianti, e essersi assicurati  che fossero affidati ai soccorsi, siamo tornati, senza pensare al pericolo, sotto la parte inclinata della Concordia per controllare se c’erano altri naufraghi. Proprio in quel momento abbiamo aiutato due sub dei vigili del fuoco riportandoli su una motovedetta».

«Ricordo quando arrivarono i primi corpi senza vita al pontile, quando i naufraghi venivano fatti salire sui bus, che fermi con le luci e riscaldamenti accesi, non partivano così da doverli  spingere per consentire la partenza e permettere di accompagnare i passeggeri nelle chiese dell’isola. Ricordo i naufraghi a piedi nudi, che tagliavano i salvagenti e ci realizzavano delle scarpe per poter camminare; ricordo quando abbiamo dato le coperte della nave ai naufraghi che avevamo recuperato. Quando siamo partiti con il primo viaggio verso Porto Santo Stefano,  la cosa che mi ha più colpito è stata l’organizzazione della Protezione Civile pronta ad accogliere i naufraghi. Le prime luci dell’alba misero fine a quella interminabile notte… ma, per noi, sarebbe stato soltanto l’inizio di un brutto ricordo che non si cancellerà più né dalle nostre menti né dalla nostra storia. Le vittime che il mare si è portato con sé sono trentadue… a loro va la nostra preghiera».

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