Città e partecipazione: «In futuro evitiamo di perdere occasioni di crescita per la nostra Maremma»

Più informazioni su

GROSSETO – “Con l’inizio del nuovo anno non dobbiamo lasciarci sfuggire l’occasione per alcune riflessioni”, scrive, in una nota, Francesca Venturini, presidente dell’associazione Città e partecipazione.

“Sarebbe superfluo – prosegue – aggiungere considerazioni circa ciò che stiamo ancora vivendo in merito alla pandemia, e risultare banali, dilungandosi su ciò che sembrerebbe giusto fare da ora in avanti: abbiamo un Governo, fior di virologi che si alternano nel dire tutto ed il suo contrario ed un supercommissario.

E’ ovvio che la nostra associazione non può che unirsi alle speranze di tutti per un 2021 come anno di rinascita e partecipare allo sgomento di chi ha subito danni economici irreversibili alle proprie attività, coltivando nello stesso tempo la ferma pretesa che il Governo ci guidi con progetti chiari e utili verso una possibile normalità.

Per il nostro territorio ci sentiamo di esprimere un giudizio favorevole sull’operato di chi lo amministra considerando che lavora in una realtà difficile.

Un tempo ipotizzammo l’istituzione del reato di “mancato sviluppo” da ascrivere a quei politici, locali, regionali e nazionali, che non consentirono la realizzazione di importanti opere strutturali, per la mancanza delle quali oggi paghiamo un gap pesante e difficilmente recuperabile in tempi consoni con i cambiamenti economici globali.

Le innumerevoli occasioni non perseguite nei decenni, quali la viabilità, l’università (quella vera), la mancanza di insediamenti produttivi, la perdita di diversi collegamenti via treno sia sulla costa che con l’interno, ci hanno reso la cenerentola della Toscana. Ormai si è inibito il nostro comune modo di desiderare o sognare obiettivi importanti, rassegnati quali figli di un Dio minore a colonia estiva di Siena, Firenze e Arezzo.

I nostri voli a livello progettuale, spiaggiati da influenze contraddittorie, testimoniano una rassegnazione al minimale. Non ci arrabbiamo neanche più di fronte alla patetica telenovela della Siena-Grosseto che, con i suoi 70 km, un primato lo ha raggiunto, quello di essere l’infinito fatto strada (e purtroppo non è un assunto concettuale), una tela di Penelope di asfalto.

E dell’autostrada cosa dire? Mentre si parla di inderogabile realizzazione dell’alta velocità per il Sud, mentre si è fatta la variante di valico per la Firenze-Bologna (di fatto un’altra autostrada) noi continuiamo a giocare a chi individua un percorso “petaloso” per iniziare un giorno (che non arriva mai) la Tirrenica.

Ma la nostra fragilità ideale si è fatta genetica e ormai anche la progettualità sa di malaticcio; sogniamo mercatini perenni per vendere i prodotti locali, deboli primavere maremmane e accettiamo senza protestare l’assenza di investimenti. Bisogna tornare a motivarci nella proposta e nella individuazione di progetti di crescita da pretendere, come una “parità di genere” con le altre Provincie , non accettando i condizionamenti di chi sogna per noi solo il futuro di colonia rurale e balneare.

Si fa importante il richiamo e di conseguenza la speranza che chi rappresenta il nostro territorio nelle istituzioni in ambito regionale e nazionale, forti del sacro vincolo della rappresentanza del proprio bacino elettorale, non restino insensibili a queste nostre considerazioni e, come in parte sta già succedendo, condividano con le associazioni del territorio, vere antenne dell’”umore” della società civile, ipotesi e progettualità per la crescita del territorio, ma si facciano anche garanti della conservazione e tutela di quanto di buono e funzionale è stato posto già in essere, come abbiamo avuto modo di sottolineare nel nostro intervento sulla stampa di qualche settimana fa circa la preoccupazione per la possibilità che serpeggiava di trasferire alcuni reparti della struttura Ospedaliera di Grosseto presso la struttura Ospedaliera di Orbetello, e l’intervento del consigliere regionale Andrea Ulmi che aveva condiviso e argomentato sugli effetti negativi che tale scelta “calata “ dall’alto avrebbe comportato per la struttura e la cittadinanza.

Il nuovo anno si apre con un condiviso spirito di rinnovamento e ricostruzione – conclude Venturini -. Sarebbe un vero peccato perdere le sfide, ma anche le occasioni che si presenteranno nel prossimo futuro”.

Più informazioni su

Commenti