Pergamena: Stefania Auci racconta “I leoni di Sicilia”

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STEFANIA AUCI
“I LEONI DI SICILIA”
EDITRICE NORD, MILANO, 2019, pp. 450

Il libro racconta la storia di una delle più note famiglie di imprenditori della Sicilia, i Florio, in particolare viene preso in considerazione il primo tratto della vicenda dalla fine del 700, quando la famiglia di minuti mercanti emigra da Bagnara Calabra a Palermo inseguendo gli affari sulla via delle spezie con l’apertura di una “aromateria” (una drogheria) a Palermo, fino all’unità d’Italia. I due capostipiti, i fratelli Paolo e Ignazio, lottano per sollevarsi dai loro piccoli commerci di “putìari” (bottegai) e fondare la Casa Florio, che diventerà nota per le capacità imprenditoriali (l’invenzione del tonno sott’olio, la trasformazione del marsala da vino dei poveri a grande cru, l’introduzione delle macchine da vapore, l’apertura della prima fonderia siciliana).

Ignazio, segretamente innamorato della cognata, Giuseppina, morto l’autoritario e spigoloso fratello Paolo, metterà le basi della fortuna della Casa grazie al buon carattere e alle capacità “diplomatiche”. Il nipote Vincenzo è il vero protagonista del romanzo, grazie all’equilibrio ereditato dallo zio e alla determinazione ereditata da entrambi i fondatori: costruirà la grandezza di Casa Florio, diventando un grande borghese e lottando contro i pregiudizi della nobiltà palermitana decaduta. In questo la storia ricalca quella verghiana di mastro don Gesualdo, che però è più centrata su un personaggio individuale, che rimane vinto nella scalata sociale. Il legame appassionato tra Vincenzo e Giulia, erede di una famiglia di commercianti lombardi trasferiti in Sicilia per beneficiare del clima caldo, è il cuore del romanzo e la sua parte davvero interessante. Giulia è rappresentata con un carattere indomito, moderno, che affronta un destino scandaloso per affermare il proprio amore appassionato: diviene pubblicamente la mantenuta di Vincenzo e partorisce tre figli prima di ottenere con la nascita del maschio di essere sposata da Vincenzo, tutto preso dal disegno materno di un matrimonio con una casata nobile e di riscattare nella conquista del titolo la propria origine bottegaia.

Il libro sembra essere un romanzo storico, anche se la vicenda romanzesca (la storia dei Florio e le loro intrigate vicende personali), non è di pura invenzione come quella di Renzo e Lucia ne “I promessi sposi”, esempio classico di romanzo storico della nostra letteratura. Le vicende dei Florio sono ricostruite – a detta dell’autrice – in base ad accurate ricerche documentarie, per cui l’aspetto romanzesco è limitato ai profili psicologici di personaggi storici realmente esistiti. In tal senso il romanzo è più strettamente quella che oggi viene chiamata una docu-fiction. Ciò che è difficile rintracciare è il “significato secondo” del romanzo, il senso che l’autrice vuol dare alla vicenda. In alcuni tratti sembra che venga rivendicato il ruolo progressista della borghesia imprenditoriale, che crea lavoro per tutti: è la storia delle tonnare riorganizzate secondo criteri moderni, che danno lavoro non solo ai pescatori, ma alle loro famiglie, a cui è dedicato un intero capitolo. Questo restituisce l’immagine di una Sicilia e di un meridione per niente arretrato e sembra riprendere la critica “siciliana” e meridionalista dell’esito regressivo delle promesse risorgimentali dei Verga, dei De Roberto e dei Tommasi di Lampedusa (ad es. nella transizione di De Pretis da garibaldino rivoluzionario ad avvocato che cura gli interessi dei Florio). Ma se questo senso esiste, emerge molto stentato dal romanzo.

Relativamente originale è l’ipotesi linguistica che approfitta dello sdoganamento del dialetto siciliano operata da Camilleri, presenta nei dialoghi lunghi tratti di palermitano, aderente alla lettera del dialetto e con meno pretese di neo-lingua sperimentale come è quella del vigatese. L’altra particolarità è la casa, che si è incaricata della pubblicazione, l’Editrice Nord, più nota al pubblico per ambiti specifici come la fantascienza. Mi pare che abbia tentato un lancio in grande stile di una linea narrativa moderna, che stando ai risultati commerciali nelle classifiche dei libri più venduti è pienamente riuscita.

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