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Violenza sulle donne, Gravina: «C’è ancora molto da fare. Si parta dal rispetto di dignità e diritti»

GROSSETO – “Non si sono ancora spenti i riflettori sulle molteplici iniziative organizzate da associazioni, commissioni pari opportunità, dipartimenti governativi per la giornata contro la violenza sulle donne istituita per il 25 novembre, che ci giunge la notizia di altri tre femminicidi”, scrive, in una nota, Cinzia Gravina, presidente Commissione provinciale Pari opportunità di Grosseto.

“Il sentimento unanime – prosegue – che pervade i componenti della Commissione provinciale Pari opportunità di Grosseto, che da tempo porta avanti progetti di sensibilizzazione e di contrasto alla violenza di genere è un misto di dolore, rabbia, impotenza.

I casi di violenza, ci dicono gli ultimi dati, sono in costante aumento, segno che c’è ancora molto da fare. La costrizione, dovuta alle misure sanitarie di contrasto al covid, in spazi spesso troppo angusti per essere condivisi da più persone 24 ore su 24, ha sicuramente contribuito ad aggravare una situazione già critica.

L’incremento dei casi di violenza ci riguarda tutti, direttamente o indirettamente. Non solo perché ogni vittima potrebbe essere la nostra madre, sorella, amica, ma anche perché frequentemente la donna non è l’unica vittima della violenza agita dall’uomo. Spesso vi sono dei testimoni inermi, i figli – come nel caso di Pordenone – più o meno grandi, uomini e donne di domani, che subiscono quella che gli addetti ai lavori (avvocati, psicologi, assistenti sociali) chiamano violenza assistita.

Questa forma di violenza è, se possibile, anche più grave per le sue conseguenze, per due motivi: innanzi tutto per le ripercussioni psicologiche che manifesteranno, anche da adulti, i bambini che assistono alle violenze subite dalla propria madre; e poi, non meno grave, per la tendenza a ripetere da adulti, i comportamenti che hanno vissuto e subito all’interno della propria famiglia.

Pertanto è importante la collaborazione di noi tutti per promuovere il rispetto della donna come essere umano, avente pari dignità e diritti al pari dell’uomo – conclude -. Altrettanto importante è la pregnante opera di supporto da parte di insegnanti, medici, operatori di polizia e di chiunque entri in contatto con le famiglie a vario titolo e che possa, in qualsiasi modo, percepire situazioni di disagio che possano degenerare in eventi tragici ed irreparabili”.

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