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Sinistra Italiana: «L’ospedale unico delle colline dell’Albegna avrebbe evitato problemi e disagi»

MONTE ARGENTARIO – “In tempi di pandemia viene spontaneo riflettere sul ruolo delle figure istituzionali preposte alla difesa della salute dei cittadini. Tra tali figure quella del sindaco assume caratteristiche particolari in quanto è la più vicina al cittadino e quindi quella che dovrebbe svolgere una funzione di raccordo tra bisogni di salute e organizzazione funzionale della pubblica amministrazione”. A scriverlo, in una nota, è la sezione della Costa d’Argento di Sinistra Italiana.

“Con questa ottica abbiamo analizzato solo alcune delle tante scelte passate e presenti dei sindaci della nostra zona in importanti passaggi dell’organizzazione sanitaria – si legge in una nota – Ci siamo così ricordati che se i sindaci delle colline dell’Albegna avessero optato, pensando al futuro della nostra comunità, per l’ospedale unico oggi forse avremmo un ospedale di 320 posti letto con tutti i servizi e le specialità necessarie e non un un mezzo ospedale (Orbetello) e un quarto di ospedale (Pitigliano). Al contrario se il sindaco di Orbetello avesse dato ascolto a chi voleva ristrutturare il vecchio ospedale per non “desertificare” il centro storico oggi avremmo un mezzo ospedale con situazioni inconciliabili con le necessità (percorsi, aree protette ecc.) del Coronavirus. Cosi come se lo stesso avesse proseguito sulla strada della cittadella della salute oggi non dovremmo andare alla ricerca spasmodica di spazi per ambulatori e servizi fondamentali”.

“Senza dimenticare che la stessa cittadella della salute – aggiunge Sinistra Italiana  – avrebbe consentito ai medici di base di avere un luogo dove organizzare controlli, tamponi, vaccini con percorsi adeguati e senza rischi per loro e per i pazienti (rischi non del tutto escludibili nelle condizioni in cui operano, cioè in ambulatori idonei per un’ attività ordinaria ma inadeguati ai bisogni attuali). D’altra parte se i sindaci avessero difeso il ruolo dell’attività di prevenzione ed educazione anziché considerarne solo gli aspetti repressivi (meno medici e vigili e tecnici sanitari sono a giro, meno rischi corrono le nostre attività produttive) oggi avremmo sedi e professionisti in numero maggiore da mettere in campo per i tracciamenti per i controlli domiciliari e di comunità e per un’ informazione corretta”.

“Se i sindaci – prosegue la nota – avessero mantenuto l’attenzione dei cittadini sulla necessità di evitare o ridurre i rischi, anziché inneggiare al liberi tutti per garantire flussi turistici e avessero informato costantemente i cittadini sulla situazione e sui rischi reali anziché far finta di nulla forse la seconda prevista e prevedibile ondata avrebbe prodotto meno morti. Certo non sono cinque mascherine che cambiano la vita dei cittadini in tempi di coronavirus ma distribuirle significa dare un messaggio chiaro: le mascherine servono e vanno usate perché l’epidemia è tra noi e causa sofferenze di ogni natura e lutti anche nelle nostre zone e nel nostro comune”.

“Sono solo alcuni dei tanti esempi che potremmo ricordare – conclude Sinistra Italiana – essi attestano che fare il sindaco che non dimentichiamolo è anche autorità sanitaria locale è un ruolo difficile e in alcuni momenti comporta la necessità di essere impopolari per costruire un futuro migliore per la propria comunità (Ospedale unico, Ospedale alla Madonnella, Cittadella della salute, Mantenimento e rafforzamento dei servizi di prevenzione e salute pubblica evitandone l’accentramento a Grosseto, educazione alla salute, ecc.). Peccato che non sempre i sindaci abbiano tale coraggio, sono occasioni perse non da loro, che comunque passano, ma per la comunità che resta e ne subisce le conseguenze positive quando la scelta è coraggiosa e più spesso negative quando per l’uovo elettorale si rinuncia alla gallina di un’organizzazione sanitaria più efficace”.

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