Stop alla caccia nelle zone rosse, Fratelli d’Italia: «E’ attività di pubblica utilità, non va interrotta»

GROSSETO – “La caccia rappresenta un’azione di pubblica utilità e pertanto non va interrotta nemmeno nelle zone rosse”, ad affermarlo sono Andrea Guidoni, Francesca Pepi e Bruno Ceccherini, consiglieri comunali e capo gruppo Fratelli d’Italia Grosseto.

“Presupposto, che deve essere garantita la salute – continuano i tre consiglieri comunali -, non si capisce perché tale attività sia vietata, visto che viene svolta in luoghi aperti, in forma singola o, se in gruppo, mantenendo distanze di almeno venti volte superiori ai limiti minimi del distanziamento indicati, quindi in condizioni di completa e assoluta sicurezza”.

“Tra l’altro – commentano Guidoni, Pepi Ceccherini -, il prelievo degli ungulati, come in particolare il cinghiale, visto il forte impatto che questi animali hanno anche sulle coltivazioni agricole, è di assoluto interesse pubblico. Infatti, annualmente solo nella provincia di Grosseto, il prelievo di cinghiali ammonta a circa 22Mila capi. Quindi, è possibile immaginare, visto il loro elevato tasso riproduttivo, che subiranno un incremento esponenziale molto pericoloso, e assolutamente non più controllabile, non solo con il prelievo selettivo (si veda per questo, il fallimento della Legge Obiettivo della Regione Toscana), ma nemmeno con la più giusta forma di prelievo relativa alla battuta di caccia”.

“Purtroppo, la crescita di questi ungulati – spiegano i tre esponenti di Fratelli d’Italia – determinerà non solo un aumento dei danni alle colture agricole, ma anche l’aumento degli incidenti stradali, nonché anche importanti problemi dal punto di vista sanitario, vista la possibile diffusione della peste suina africana, contro la quale non esiste cura o vaccino”.

“La stessa ministra Teresa Bellanova – proseguono Guidoni, Pepi e Ceccherini -, già lo scorso 29 ottobre dichiarava di essere continuamente sollecitata ‘sui problemi causati dalla eccessiva proliferazione di cinghiali‘ ed ha annunciato di proporre alle Regioni, di concerto con il ministero della Salute, un Decreto-Legge per l’adozione del Piano di gestione e controllo delle popolazioni di cinghiali da parte delle Regioni.  La Psa si è avvicinata ai confini dell’Italia come testimoniato dai casi in Belgio, i sospetti in Francia, in Germania e può essere causa di ingentissimi danni alle produzioni zootecniche suine sia direttamente a causa della mortalità, sia indirettamente a causa delle restrizioni al commercio nazionale e internazionale di suini e prodotti derivati che la presenza dell’infezione implica”.

“La stessa Organizzazione mondiale della sanità animale così avverte: ‘La pandemia non riduca gli sforzi per preservare la salute e il benessere degli animali. Queste malattie rappresentano una grave minaccia per la sicurezza alimentare globale e mettono a rischio i sistemi di produzione animale‘. Pertanto – concludono – Fratelli d’Italia chiede a gran voce che si consenta, anche nelle zone dichiarate rosse dall’ultimo Dpcm, di esercitare l’attività venatoria riconoscendola come attività di interesse pubblico”.

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