Una maremmana a Lampedusa per soccorrere i migranti: «Così ho imparato cosa significa “umanità”»

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FOLLONICA – Un mese di missione sulla nave Gnv “Adriatico” in navigazione nel Mediterraneo davanti all’isola Lampedusa a soccorrere migranti. Un mese lontano da casa, dalla famiglia, catapultato in un mondo che si conosce solo dai telegiornali. Quella di Luisa Carnetto è stata una scelta, anzi un desiderio. Aiutare gli ultimi degli ultimi è la sua missione dal 2008, anno in cui ha iniziato a far parte del comitato della Croce Rossa di Follonica. Da allora è sempre stata in prima linea, soprattutto nelle attività di Protezione Civile, dal terremoto in Emilia Romagna al naufragio della Concordia nel 2012, Luisa c’era sul posto per aiutare.

In questi giorni è rientrata a casa dalla sua ultima esperienza al largo di Lampedusa, dove ha vissuto e lavorato per un mese sulla nave Gnv “Adriatico” e ha imparato un nuova lezione sul termine “umanità”.

«È stata un’esperienza indescrivibile – racconta -. Ero partita da Follonica a Lampedusa come volontaria Croce Rossa Italiana, nel segno di un’Italia che aiuta, e per garantire il ricambio di personale a bordo della nave, per l’assistenza e la sorveglianza sanitaria dei migranti soccorsi in mare. È stato molto difficile».

Degli ospiti (è questo il termine usato per le persone soccorse) sulla nave si è affezionata soprattutto ai bambini.
«È stata una missione faticosa – ricorda -, ma porterò sempre con me i sorrisi dei bambini, è quanto più puro esista al mondo. Così come conserverò per sempre i disegni che mi hanno regalato. È difficile da spiegare cosa ho provato, ma alla fine mi è quasi dispiaciuta andare via».

«Ho lavorato – conclude – con motivazione, coraggio e umanità, come ogni volontario presente che si è sacrificato senza risparmiarsi. Posso dire di essere fiera di rappresentare l’emblema che porto addosso: quello della Croce Rossa Italiana».

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