Quale futuro per le pinete maremmane? Proseguono gli incontri dell’Odaf

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GROSSETO – “All’indomani dell’emanazione del dpr che recepisce il parere del Consiglio di Stato in merito al piano Aib della Regione Toscana sulle pinete litoranee grossetane, sul quale è stato presentato ricorso di illegittimità in quanto carente di autorizzazione paesaggistica, l’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali (Odaf) della Provincia di Grosseto, insieme alla Commissione Selvicoltura istituita presso la Federazione dei dottori agronomi e forestali della Toscana, ha organizzato un incontro per un confronto tecnico sul tema” scrivono in una nota dall’ordine.

“L’attività si pone in continuità con quella già svolta dalla Commissione Selvicoltura della Federazione Toscana lo scorso 28 luglio a Grosseto – proseguono dall’Odaf -, nell’ambito della quale furono esaminate le criticità tecniche di attuazione degli interventi di taglio boschivo.

È bene ribadire come tali interventi hanno funzioni colturali e di perpetuazione delle pinete artificiali, la cui tutela e conservazione, minacciata dal rischio incendi e dal rischio fitosanitario, non può che realizzarsi attraverso l’applicazione delle tecniche colturali di rinnovazione artificiale della pineta e l’adozione di un piano Aib e di un piano straordinario di lotta e prevenzione fitosanitaria di medio lungo periodo.

I sopralluoghi si sono svolti alla presenza del funzionario di zona Vanessa Mazzini, dei referenti Odaf e di alcuni funzionari delle Unioni dei Comuni (Colline Metallifere e Amiata grossetana) e del Comune di Grosseto, e sono state esaminate le principali casistiche sulle quali definire le modalità di presentazione dell’autorizzazione paesaggistica relativa agli interventi forestali.

Nel corso della giornata sono state visionate diverse tipologie di formazioni forestali, compresi i boschi cedui, per le quali in funzione del contesto boscato (composizione specifica, età, forma di governo e trattamento), sono emerse le diverse casistiche operative e descrittive che il progetto forestale deve contenere ed i cui contenuti devono essere contemplati anche all’interno della relazione paesaggistica, al fine di evidenziare e rappresentare nella maniera più esaustiva possibile gli effetti conseguenti ad un intervento selvicolturale sul piano della invariabilità ed immutabilità nel tempo del bene bosco oggetto di tutela.

Apprezzamento – concludono dall’Odaf – è stato reciprocamente manifestato dai partecipanti per l’utilità dell’incontro, il quale deve preludere ad ulteriori eventi di confronto tecnico sul campo con gli omologhi rappresentati delle altre Soprintendenze al fine di giungere ad una definizione univoca ed armonica della progettazione da parte dei professionisti agronomi e forestali delle pratiche soggette a vincolo paesaggistico”.

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