L’Unione ciechi compie 100 anni: «Un secolo di lotte e conquiste sociali»

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GROSSETO – L’Uici (L’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti) ha compiuto cento anni. È nata a Genova il 26 ottobre 1920, da una idea di Aurelio Nicolodi, reduce cieco della prima guerra mondiale, poco più che ventenne. Il suo intento era quello di riabilitare non solo i compagni d’armi ciechi di guerra, ma tutti i non vedenti civili oggetti di filantropia senza domani.

“Le celebrazioni di questo importante evento sono state funestate dal covid e dalle relative misure di distanza sociale anticontagio – spiega Luciana Pericci del Direttivo Uici Grosseto -. Cento anni di storia, di impegno, di lotte, conquiste sociali. Cento anni di cammino per i diritti, la dignità, le pari opportunità, la sicurezza e il riconoscimento sociale: un riscatto da derelitti elemosinanti sui gradini delle chiese o rinchiusi nelle soffitte, a consapevoli artefici del proprio destino.

Dai ricoveri filantropici, agli istituti, alle cattedre, al Parlamento. Istruzione e lavoro i cardini sui quali appoggiare la nostra vita, cardini oggi deboli, arrugginiti, malfunzionanti.

L’emergenza sanitaria e vecchie criticità, proiettano ombre sul nostro oggi e sul nostro domani da costruire. La didattica a distanza è molto carente, per tecnologia, incompetenze, metodologia; il lavoro da remoto ha difficoltà anche di accessibilità tecnica ed, entrambe, favorenti l’isolamento.

Inoltre, le giuste norme sanitarie, eliminando il contatto, impediscono o limitano il nostro modo di conoscere e capire toccando. Difficile l’accesso ai mezzi pubblici e l’assistenza personale e domiciliare. Tutto si aggiunge alle solite, croniche barriere sensoriali della realtà quotidiana.

Abbiamo messo fuori la bandiera, acceso le luci sul terrazzo dell’Uici grossetana: luci simboliche per celebrare la ricorrenza, luci sul nostro percorso storico sociale e personale, luci contro l’indifferenza, la discriminazione, la solitudine, il buio delle menti, luci per la resilienza quale speranza e forza per noi e per superare il difficile momento generale.

All’Uici – conclude -, ad majora per i prossimi cento anni”.

 

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