Coronavirus, Italia viva contro il Governo: «Bisognava fare di più per essere pronti alla seconda ondata»

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GROSSETO – “In provincia di Grosseto 26 sindaci su 28 hanno chiesto al presidente del Consiglio di rivedere le prescrizioni indicate nell’ultimo dpcm. In Italia istituzioni, professionisti, imprese stanno chiedendo di modificare quanto indicato per il mondo della ristorazione e accoglienza, dello sport e della cultura e spettacolo – scrive, in una nota, Italia Viva provincia di Grosseto -. Molte Regioni hanno indicato metodologie profondamente diverse da quelle indicate dal Governo. Il Trentino Alto Adige ha scelto di adottare sistemi differenti.
Tutti affermano che dettare norme che limitano le libertà senza appoggiarle a motivazioni scientifiche concrete rischia di creare un gap grave tra istituzioni e cittadini”.

“Italia viva – prosegue la nota -, dall’inizio della pandemia, sostiene che nella battaglia contro il virus si doveva avere ben presente una visione in cui le priorità fossero chiare e su esse modellare le strategie e gli interventi. Siamo nel pieno di quella che viene chiamata seconda fase e nei comportamenti il Governo imita se stesso. Non ascolta ed è inascoltato.

Sono trascorsi sei mesi dall’inizio della pandemia e l’unica evoluzione che c’è stata è grazie alle capacità tecniche dei medici nell’affrontare la malattia. La scuola è stata aperta, ma il sistema dei trasporti è un punto debole, ed ora sta già richiudendo. Il mondo della cultura e dello spettacolo è bloccato, mentre il calcio spettacolo continua. I ristoranti e i bar, dopo aver investito in sicurezza, vengono “gambizzati” prevedendo le chiusure alle 18. Perché? Perché non sono stati fatti durante l’estate tutti i provvedimenti necessari sui trasporti scolastici e lavorativi? Cosa sta facendo il commissario Arcuri?

Perché si applicano chiusure e regole indifferenziate senza tener conto delle diverse caratteristiche territoriali? E, soprattutto, sulla base di quali dati sulla diffusione del virus?

Questo è l’aspetto forse è più grave. L’assenza dei dati: infatti tutti coloro che si occupano di fare scenari, sia in termini di evoluzione del contagio ma anche di strategia per contenerlo, mettono in risalto quanto sia dannosa la mancata conoscenza di dati certi.

In queste ore, molti si domandano in base a quali dati si sia deciso di chiudere i ristoranti, le piscine, le palestre, i cinema, i teatri, poiché non risulta (né i media ne hanno mai parlato) che in questi luoghi vi siano stati focolai e che dunque siano ‘pericolosi’ per la salute pubblica
Ci vuole trasparenza.

Non si può pretendere che la gente abbia fiducia nella politica a prescindere, anche perché, d’altra parte, chi governa o amministra deve essere giudicato per le scelte assunte in relazione alla realtà dei fatti. E non si può governare sulla paura.

I cittadini debbono essere messi in condizione di conoscere i dati e dunque la realtà in modo che possano giudicare consapevolmente l’appropriatezza delle misure che vengono adottate.

È doveroso cambiare approccio e metodo con i quali ci si rapporta agli italiani, a partire dall’assumersi le proprie responsabilità smettendo di perdere tempo – conclude Italia viva -. Ormai questa è una decisione prioritaria e improrogabile”.

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