Fossombroni, Cobas contro dirigente scolastica: «Richieste mai fatte e aule rifiutate. Il Collegio docenti sapeva?»

GROSSETO – “C’era una volta una dirigente scolastica che affermava che i Cobas non avevano mai verificato il rispetto delle norme anti-Covid 19 in quella scuola, dimenticando che i Cobas sono il personale Ata e docente che ogni giorno lavora all’interno delle scuole e dimenticando che comunque quelle verifiche spettano all’Asl”.

Così Sara Conte per i Cobas-Comitati di Base della Scuola di Grosseto risponde alla dirigente scolastica dell’Istituto Fossombroni.

“C’era una volta una dirigente scolastica – prosegue la nota Cobas – che raccontava che da anni chiedeva locali alla Provincia, invece il presidente della Provincia ricordava che ‘negli anni passati abbiamo messo a disposizione degli studenti dell’istituto commerciale i piani superiori della sede del Provveditorato‘. Aggiungeva che ‘sono state offerte quattro aule‘, rifiutate da quella dirigente scolastica, smentiva la dirigente scolastica affermando che ‘non abbiamo ricevuto richieste scritte di aule in più‘, infine rincarava la dose, perché la dirigente scolastica, ‘invece di chiedere altre aule, aveva detto di aver investito sulla didattica a distanza integrata‘.

Di questi rifiuti il Collegio docenti e il Consiglio di istituto di quella scuola, prima di approvare la didattica-metà-a-casa, erano stati informati?

C’era una volta una dirigente scolastica che raccontava che la didattica-metà-a-casa era stata approvata all’unanimità da Collegio docenti e Consiglio d’Istituto, ma forse avevano approvato senza immaginare che a metà ottobre la didattica-metà-a-casa sarebbe stata all’80% e che i docenti avrebbero dovuto usare i propri computer anziché quelli della scuola, visto che non bastavano per tutti. Ma quella dirigente scolastica non aveva investito proprio nella didattica-metà-a-casa?

C’era una volta una dirigente scolastica che affermava di non aver avuto alcuna lamentela sulla didattica-metà-a-casa, ma alla quale i Cobas avevano scritto diversi giorni prima proprio per quel motivo e dimenticava che lei stessa aveva emesso una circolare in cui scriveva di lamentele sui docenti che non si connettono.

C’era una volta una dirigente scolastica che accusava i docenti di non connettersi, ma dopo quattro mesi, ad ottobre ammetteva che la didattica-metà-a-casa funzionava solo per l’80% della scuola. E l’altro 20% degli studenti?

C’era una volta una dirigente scolastica che affermava che sulla didattica-metà-a-casa aveva fatto scelte legittime. Legittime come quelle sulle assegnazioni dei docenti alle classi? No, secondo la Cassazione (cfr. https://www.dirittoscolastico.it/wordpress/wp-content/uploads/Corte-di-Cassazione-Ordinanza-n.-11548-2020-del-15.06.2020.pdf).

C’era una volta la favola della dirigente scolastica.

E poi c’è il personale Ata e docente di quella scuola, che ogni giorno, loro sì, vanno al lavoro e sanno che la realtà è diversa dalla favola della dirigente scolastica, che colgono le contraddizioni tra quella favola e la realtà che vivono, loro sì con le porte davvero aperte ogni giorno.

E poi ci sono gli studenti, ai quali è menomato – caso unico in tutta quella provincia – il diritto all’istruzione.

E poi ci sono i genitori che, mentre sono al lavoro, si chiedono quanto i loro figli stanno imparando lì, da soli in casa davanti allo schermo del computer, a chilometri di distanza dai compagni e dai docenti.

La vicinanza dei Cobas va al personale Ata e docente, agli studenti e ai loro genitori – conclude la nota -. E ai dirigenti scolastici che lavorano con impegno”.

 

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