Referendum, vince il Sì: l’Italia avrà 345 parlamentari in meno

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GROSSETO – Il Sì ha vinto. Passa la riforma costituzionale sul taglio dei parlamentari con 17.168.498 di voti a favore, pari al 69,64%, mentre il No ha totalizzato 7.484.940, pari al 30,36%. I votanti sono stati 24.993.020, pari al 53,84% dei 46.418.749 degli aventi diritto. Le schede nulle 128.397, le bianche 210.862. Le schede contestate, 323. Lo scrutinio si è concluso poco dopo l’1.40.

“Quello raggiunto oggi è un risultato storico. Torniamo ad avere un parlamento normale, con 345 poltrone e privilegi in meno – così esulta il ministro degli Esteri Luigi Di Maio su Facebook -. È la politica che dà un segnale ai cittadini. Senza il Movimento 5 stelle tutto questo non sarebbe mai successo. È un punto di inizio non di arrivo”.

Anche il segretario del Pd Nicola Zingaretti si dice soddisfatto del risultato: “È confermata la validità della scelta del Pd. Ora avanti con le riforme. Rappresenteremo anche molte delle preoccupazioni di chi ha votato No, reputando insoddisfacente solo il taglio dei parlamentari”.

La riforma riduce i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200. L’istituto dei senatori a vita è conservato, fissandone a 5 il numero massimo (finora 5 era il numero massimo che ciascun presidente poteva nominare). Ridotti anche gli eletti all’estero: i deputati scendono da 12 a 8, i senatori da 6 a 4.

SULLA RIFORMA

L’8 ottobre scorso la Camera approvava la legge di revisione costituzionale che prevede la riduzione del numero di deputati (-230) e senatori (-115). Il 10 gennaio, 71 senatori di vari gruppi parlamentari depositavano la richiesta di consultazione popolare, che ha trovato il via libera della Consulta la scorsa settimana. In base all’articolo 138 della Costituzione, infatti, un quinto dei membri di una delle due camere, al pari di 500mila elettori o cinque Consigli regionali, può richiedere di sottoporre le leggi di revisione costituzionale o le leggi costituzionali a referendum entro tre mesi dalla pubblicazione delle stesse se queste, nella seconda votazione (richiesta per le leggi costituzionali) non vengono approvate da ciascuna Camera a maggioranza di 2/3 dei suoi componenti.

Con la legge di revisione costituzionale approvata lo scorso autunno, si modificano gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzioni, ovvero quelli che indicano il numero dei parlamentari.

Il quesito referendario recitava: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019?».

Il referendum del 20 e 21 settembre è il quarto referendum costituzionale della storia della Repubblica dopo quelli del 2001, del 2006 e del 2014. Nei tre precedenti, due volte la legge approvata dal Parlamento è stata respinta dagli elettori (2006 e 2014), una sola (la riforma del Titolo V della Costituzione) è stata approvata ed è diventata legge costituzionale. In quel 7 ottobre del 2001, la riforma costituzionale venne approvata con il 64,2% dei voti, ma l’affluenza registrata fu molto bassa: alle urne si recarono solo il 34,1% degli aventi diritto.

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